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Let’s save Naracauli

8 dicembre, 2007

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Ci sono dei posti dove non sei mai stato ma che senti tuoi. Li senti dentro, li credi familiari, li vivi attraverso le note di una canzone, le pagine di un libro, le immagini di un film. Sud-ovest della Sardegna, nell’entroterra. Da una parte l’aspra pancia dell’isola, dall’altra il blu infinito del mare e le dune lunari di Piscinas. Un angolino sperduto di una terra amica. Un borgo fantasma.

Nella prima metà dell’800 scoprono nell’area uno straordinario giacimento minerario. Principalmente zinco e piombo. Una ricchezza da sfruttare. Arrivano le prime concessioni. La zona di Naracauli Ingurtosu e Pitzinirri, e in generale tutto l’angolino sud-ovest sardo, diventa un serbatoio di ricchezza. Varie società si alternano nello sfruttamento. Col tempo incalza il progresso. Costruiscono le case, i dormitori, gli uffici. Arrivano teleferica e ferrovia per trasportare il minerale estratto a Piscinas e da lì imbarcarlo verso il continente. Nel 1900 a Naracauli viene inaugurata la laveria Brassey (in onore del boss della società). Arrivano la corrente elettrica, le scuole, gli ospedali. Intanto l’area si popola di circa 6.000 persone, la metà minatori. Nel dopoguerra, con la crisi del piombo e dello zinco, inizia il declino. I licenziamenti consumano via via i piccoli borghi, seppellendo tra le macerie la storia, i morti sul lavoro, i sogni di generazioni sarde che avevano trovato a Naracauli la speranza di un futuro. Fino alla chiusura delle miniere alla fine degli anni ’60.

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Oggi restano solo i ruderi di quelle miniere, oltre ai ricordi. La Regione Sardegna ha messo in vendita l’area di Naracauli e Ingurtosu: base d’asta 11 milioni di euro. Scopo dichiarato: riqualificazione dell’area, con la possibilità di costruire alberghi con centri benessere, strutture sportive e campi da golf.

Non sono mai stato a Naracauli. O quel che ne resta. Ci sono passato vicino, l’ho sfiorato ma non l’ho mai visto. Ne ho solo sentito parlare e cantare e l’ho subito sentito mio. E quando l’hanno messo in vendita mi sono indignato. Si può mettere in vendita un paese, i suoi ricordi, la sua storia? Secondo Renato Soru si, secondo me i ricordi e la storia non hanno un green e diciotto buche.

“Poche luci nelle poche case
quando si fa sera
la miniera no, non lavora più
e la sabbia brucia il mare.
E come è blu il tuo mare
e come è stanca la voce
una rabbia brucia i boschi e poi
si ubriaca all’osteria.Canti antichi e sacri tirano
la barca in strada la sera
Oh! Nelle sere d’estate
piangono i gatti e le stelle.
Dorme il gregge ma il pastore no
no, lui non riesce a capire
che gli han portato via il lavoro sai
e adesso la fame sui monti.Lui padrone dei monti
lui prigioniero dei monti
ma una nave è approdata stanotte
sì per non farsi vedere.
E i negozi sì sono pieni già
di cose che non userai mai
mai mai e poi mai non avresti pensato
che così t’hanno fregato.”

(Naracauli, Nomadi, 1978)

 

Sa oche de sa Sardigna

17 ottobre, 2007

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Il modo migliore per ricordarlo e’ nella maniera piu’ semplice, cosi’ com’era lui: voce inconfondibile, sempre alla ricerca di nuove esperienze e dimensioni, carattere forte come il legame con la sua terra. Ci ha insegnato a lottare fino alla fine, anche quando tutto sempra perduto: testa sempre alta e “spada” in mano. Un grande tra i grandi, ora eterno.

Deus ti salve maria – una delle prime canzoni interpretate con Maria Carta

Armentos – uno dei suoi ultimi successi con Al di Meola…

Per tutti i sognatori, ma di quelli che stanno con i piedi per terra. C’è un momento, tra la notte e il giorno, che non è più nè notte del giorno. E’ AbacadA.
S’anima no pasat mai.

Ciao Capitano.