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Possis nihil Urbe Roma visere maius

11 dicembre, 2008

roma_fulmini

 

Mi va di scrivere e scrivo di Roma, manco fosse la prima volta che ne attraverso le strade bagnate ed alberate di foglie sparse qua e là… che pena che mi fai, tu che sei stata Capitale d’Italia ed ora di capitale non ti resta, forse, che il vizio… che tristezza doverti guadare tra fiumi cittadini di auto e torrenti di guano che le tue fogne non possono trattenere oltre e ti vomitano sopra con disprezzo… che puzzo di marcio che emani, quasi fossi una carogna morente che il lugubre pasto dei tuoi avventori ha ampiamente saziato…

Ancora ricordo lo schianto provato nel cuore quando ti conobbi per la prima volta, Città del sole, e fu amore a prima vista, illusi che fossimo fatti l’uno per l’altra…oggi invece tu muori puttana tra tempestosi fortunali e mi scacci via vergognosa, pudica del tuo stato, ricordandomi ogni giorno che fu solo infatuazione, ma mai amore vero….

E la tua gente, che ti calpesta ed abbandona, che si vergogna di gridare caput mundi se non quando si parla di pallone, la tua gente muore con te con un orgoglio tanto effimero quanto caciarone, alla romana insomma…

Addio Roma bella, tu muori come Cesare accoltellata mille volte esclamando Tu quoque, Brute, fili mi!

 

stanley

Roma città chiusa

28 aprile, 2008

63 anni dopo Roma torna a essere città chiusa. Il 28 aprile è una data-simbolo. A Giulino di Mezzegra, una frazione minuscola sul Lago di Como, 63 anni fa veniva assassinato il Duce. L’onda lunga è arrivata fino a qui. E ha sommerso la città. Una massa di incompetenti ha scelto la persona sbagliata al momento sbagliato. Un deja-vu insopportabile anche per una città come Roma. Il segretario del PD, sindaco uscente della città, è il principale responsabile di questo sfascio. Ha consegnato nelle mani della destra il Paese e la sua Capitale. Dovrebbe dimettersi seduta stante, ma non lo farà. 

E allora il valore simbolico di questa data, di questa città è molto pesante. La gggente ha deciso così. Io credo che la gggente si sia stufata sempre delle stesse facce. Io credo che Rutelli fosse la persona sbagliata al momento sbagliato. Io credo che il nuovo sindaco sia la candidatura giusta al momento giusto. Scelto per caso, inviso a gran parte del suo schieramento, Presidente del Consiglio compreso. Per questo ha vinto. Fuori dagli schemi di potere, più vicino alla gggente del suo avversario. I romani hanno scelto il male minore.

Adesso arriva il difficile. Governare una città fortunatamente ingovernabile. Un’impresa titanica, più grande di questa sua vittoria. Dopo 63 anni Roma è di nuovo una città chiusa. Coraggio, camerata Gianni…

Se po’ fa’…

5 marzo, 2008

Un signore sulla settantina, immerso fra le sue coppe, ieri mattina pontificava dalle pagine del giornale sportivo più letto d’Italia: “Sogno una finale col Real”. Niente di nuovo per chi ha fatto delle gaffes una ragione di vita, un motivo di vanto, un modo di governare e di esportare l’Italia all’estero. Ecco, appunto. Sogno. Subita una vera e propria lezione di tracotanza calcistica, di esuberante freschezza atletica, di straordinaria qualità tecnica, oggi è il turno dell’altra finalista designata da Berlusconi. Un mito per tutti. La camiseta blanca, il tempio del calcio, la sala dei trofei, centinaia di aneddoti eurocalcistici da raccontare, 100.000 persone che evocano lo spirito di Juanito al settimo minuto del primo tempo. Una liturgia laica sull’altare del Tempio “Bernabeu”.

Anche a Roma, la Roma è religione. Sono partiti in tanti. Con o senza biglietto. C’è chi si è inventato un matrimonio di famiglia (di mercoledì) per dribblare il lavoro. Chi ha abbandonato moglie e figli. Chi ha portato il vecchio padre con sè, sperando che il suo cuore regga al ruggito del Tempio. La Roma è lo specchio di questa meravigliosa città. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Quel provincialismo irresistibile che trasforma ogni partita di Champions, anche un ottavo di finale, nella partita della vita. Quella passione straordinaria che rende ogni trasferta un esodo e che porterà nel Tempio solo una minima parte di questa fede incrollabile.

Stasera c’è bisogno di cuore, cervello, nervi, muscoli. Serve tutto. Serve el partido perfecto. Servono uomini che non conoscano la paura. Che non tremino davanti alla muraglia umana madridista. Per trovare il coraggio magari basterà alzare gli occhi verso quello spicchio giallorosso. Lassù sul cocuzzolo del Tempio dove saranno appollaiati tanti tifosi e qualche amico. Lassù dove osano solo le aquile (non gli aquilotti) e dove cagano i piccioni. Se po’ fa’…