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Bentornata Vecchia Signora

10 marzo, 2009

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Da Rimini a Stamford Bridge passando per Crotone. Si riaccendono stasera le luci del vecchio Comunale di Torino per una sfida ad eliminazione diretta di Coppa dei Campioni. La Vecchia Signora è tornata tra le 16 grandi d’Europa: il posto che le compete di diritto. Stasera serve un’impresa contro la corazzata inglese finanziata dai rubli. Una Juve rabberciata, ferita dagli infortuni, con qualche giocatore improbabile in campo. Ma orgogliosa di essere tornata e pronta a vendere cara la pelle.

Le luci del vecchio Comunale sono pronte ad illuminare il condottiero, Alessandro il Grande. Lui ha guidato la rinascita della Juve. Capocannoniere in serie B per recuperare la penalizzazione e stravincere il campionato. Capocannoniere in A per riportare la Signora al gran ballo della Champions. Ancora gol per trascinarla tra le top 16. Lui che ha illuminato tante volte il “Delle Alpi”, ma mai il Comunale. Nel Comunale c’è la storia di questa società. Ci sono i grandi trionfi e le cocenti delusioni. 

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L’ultima partita di Coppa dei Campioni giocata qui risale al 5 novembre del 1986, prima di sposare il “Delle Alpi”. Il precedente è infausto. Di fronte c’era il Real , un grande Real. Quello di Hugo Sanchez e del Buitre, di Michel e Gallego, di Gordillo e Valdano. All’andata era finita 1-0 per le merengues, proprio come a Stamford Bridge. Non bastò un gol a freddo di Cabrini. Il Real resse fino ai rigori e si qualificò grazie agli errori di Brio, Manfredonia e Favero. L’ultima di Michel Platini, il Re del Comunale, in Coppa dei Campioni. Stasera il testimone passa ad Alessandro il Grande. Il 5 novembre 1986 Ale stava per compiere 12 anni. La Juve era il sogno. Ora è qui. Dentro o fuori. Senza ritorno. Nei piedi del capitano. Per riprendersi la storia.

Se po’ fa’…

5 marzo, 2008

Un signore sulla settantina, immerso fra le sue coppe, ieri mattina pontificava dalle pagine del giornale sportivo più letto d’Italia: “Sogno una finale col Real”. Niente di nuovo per chi ha fatto delle gaffes una ragione di vita, un motivo di vanto, un modo di governare e di esportare l’Italia all’estero. Ecco, appunto. Sogno. Subita una vera e propria lezione di tracotanza calcistica, di esuberante freschezza atletica, di straordinaria qualità tecnica, oggi è il turno dell’altra finalista designata da Berlusconi. Un mito per tutti. La camiseta blanca, il tempio del calcio, la sala dei trofei, centinaia di aneddoti eurocalcistici da raccontare, 100.000 persone che evocano lo spirito di Juanito al settimo minuto del primo tempo. Una liturgia laica sull’altare del Tempio “Bernabeu”.

Anche a Roma, la Roma è religione. Sono partiti in tanti. Con o senza biglietto. C’è chi si è inventato un matrimonio di famiglia (di mercoledì) per dribblare il lavoro. Chi ha abbandonato moglie e figli. Chi ha portato il vecchio padre con sè, sperando che il suo cuore regga al ruggito del Tempio. La Roma è lo specchio di questa meravigliosa città. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Quel provincialismo irresistibile che trasforma ogni partita di Champions, anche un ottavo di finale, nella partita della vita. Quella passione straordinaria che rende ogni trasferta un esodo e che porterà nel Tempio solo una minima parte di questa fede incrollabile.

Stasera c’è bisogno di cuore, cervello, nervi, muscoli. Serve tutto. Serve el partido perfecto. Servono uomini che non conoscano la paura. Che non tremino davanti alla muraglia umana madridista. Per trovare il coraggio magari basterà alzare gli occhi verso quello spicchio giallorosso. Lassù sul cocuzzolo del Tempio dove saranno appollaiati tanti tifosi e qualche amico. Lassù dove osano solo le aquile (non gli aquilotti) e dove cagano i piccioni. Se po’ fa’…