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La splendida Istanbul

7 giugno, 2009

Nasce come Bisanzio, naturale porto sul Corno d’Oro, diventa Costantinopoli, capitale prima dell’impero romano, poi di quello ottomano, e oggi è la repubblicana Istanbul che si confronta e scontra con l’Unione Europea. Questa città sembra nata per essere sempre e comunque grandiosa, per dimensioni e splendore.

Senza neanche troppa fortuna ci si può rendere conto della sua estensione e delle sue mille sfaccettature già quando si atterra all’aeroporto di Ataturk: dall’alto l’insieme di costruzioni sulla costa e sui colli non ammette confini. Ad immergersi nel caos ci vuole poco: lunghi viali trafficati, a sinistra le prime case, a destra il parco che si affaccia sul Mar di Marmara e, subito, ti trovi al centro di Istanbul. Per ogni macchina c’è anche un taxi, per ogni bus una comunità, per ogni turca un velo o un jeans; e ancora, per ogni profumo una curiosità da approfondire, per ogni appetito un carretto con kebap o simit, per ogni suono un movimento da seguire e per ogni quartiere una moschea. Le moschee. Le moschee e i loro minareti si vedono ovunque, si alzano tra case e palazzi e si distinguono per fascino, stile e imponenza. E’ sempre unica la sensazione che si prova entrando in una moschea: le abluzioni nell’atrio, il rituale dei piedi scalzi, gli odori che si confondono nell’aria fresca, i fedeli che si alternano per la preghiera, gli uomini al centro, più o meno vicini al mihrab, e le donne ai lati, negli spazi a loro riservati. Nel sacro silenzio i lampadari pendono dal soffitto, illuminano e scaldano i tappeti, mentre le cupole, riccamente decorate, creano giochi di luci, colori e volumi. Il momento più emozionante è trovarsi nei giardini di Sultanahmet quando c’è il richiamo alla preghiera: dai minareti nascono le voci e l’eco si diffonde nell’aria, guardi l’immobilità della Moschea Blu, le commistioni stilistiche di Aya Sofya e la gente che si sposta tra giardini e strade. Vorresti solo che tutto si fermasse almeno per un istante e allora chiudi gli occhi e continui ad ascoltare. Questo luogo è altrettanto magico e suggestivo se visto di notte… con pochi turisti, suoni ovattati e luci mirate.

aya sofia

Di giorno l’energia positiva e il moto continuo di Istanbul si respirano soprattutto per le strade: vicoli e arterie principali, ponti trafficati e slarghi invasi dai suoi abitanti e dai turisti discreti. Non c’è quartiere spopolato, non c’è strada deserta, non c’è piazza in cui non ci si possa fermare a parlare con qualcuno su una panchina. E poi c’è il Gran Bazar, il caotico mercato coperto che tutti conoscono e possono facilmente immaginare con l’aiuto di foto e racconti. Ma il bello è trovarsi proprio li, in prima persona. Bisogna respirarne i profumi, distinguere le merci colorate, confondersi tra le persone e ancora… perdersi tra i corridoi, conoscere gli ambulanti e contrattare con loro il prezzo di ogni oggetto dopo aver accettato l’ennesimo Cay (the turco). Vitalità e spensieratezza si ritrovano anche la sera, soprattutto nel quartiere Beyoglu, lungo il corso pedonale di Istiklal Caddesi e nei vicoli di Nevizade. Ristoranti e pub all’aperto, pesce e kebap, cocktail, the e narghilé sui tavoli, ma soprattutto tante persone gioiose, che prediligono due chiacchiere intorno alla dama e canticchiano la musica tradizionale, meglio se dal vivo.

Altra tappa immancabile per conoscere meglio l’anima variopinta della città è la gita lungo il Bosforo. Il battello si ferma in diversi paesini che si susseguono sia sulla riva destra che su quella sinistra, e raggiunge l’estremità di Anadolu Kavagi. Questo è un piccolo villaggio di pescatori dominato dalle rovine di un castello medioevale. Proprio da qui, si può capire il significato profondo delle acque che bagnano la terra tutto intorno: distingui dall’alto la sponda europea e la sponda asiatica, così vicine e così ricche di cultura, ma soprattutto ammiri i confini virtuali tra Bosforo e Mar Nero.

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Istanbul sembra incontenibile e indefinita anche dall’alto. Merita una visita attenta il quartiere di Eyup, un po’ distante dal centro vero e proprio, ma unico nel suo genere e profondamente sacro per i musulmani. Si incontrano la moschea e il Mausoleo del Grande Eyup e pure uno dei più vasti cimiteri cittadini, che pare arrampicarsi sulla collina. In cima a questa si trova il cafè Pierre Loti: poetico e panoramico ritrovo dove sorseggiare del the caldo ammirando come Istanbul si sviluppa sul Corno d’oro e si specchia nell’acqua.

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Nel quartiere di Karakoy, anche la Torre di Galata offre una panoramica a 360 gradi per osservare la ricchezza di Istanbul: Topkapi, Sultanahmet, Suleymaniye, Gran Bazar, Ataturk Koprusu, Besiktas, Uskudar, e, subito sotto, palazzotti e case diroccate, strade intasate e persone che cenano su una delle tante terrazze con umile vista sulla città. Si vede tutto dai 67 metri della Torre di Galata, tutto tranne i confini di Istanbul, che con la dolce luce rosata del tramonto sembra sempre e comunque illimitata ed eterea.

Banale ma per me doveroso concludere tale racconto con un ringraziamento speciale agli amici che mi hanno accompagnato in questo viaggio. La curiosità e la vivacità con cui ho conosciuto e vissuto la splendida Istanbul è stato anche il frutto di una magica e serena intesa con loro.

Pepper

Cartolina da Istanbul…

7 novembre, 2007

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Sura 33 del Corano, versetto 59: “O profeta, dì alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro mantelli; essi permetteranno di distinguerle dalle altre donne e di far sì che non vengano offese”.

 Appena si arriva a Istanbul milioni di bandiere rosse ti cingono per tutti gli angoli delle strade. No. Non è un giorno di festa. Il tempo necessario per capire che la città è così: un’enorme esagerazione! Una lingua di acqua nera la squarcia a metà e da una riva all’altra ti aspettano tutto e il contrario di tutto. Con carattere Santa Sofia e la Moschea Blu si guardano, si scrutano e sembrano delimitare il loro territorio con rito sacrale. Tutto è caos: ceste di cozze crude e limoni, fumo di sgombro alla piastra, carrettini di caldarroste, succo di melograno e narghilé. Come insetti impertinenti, bicchierini di tè caldo su vassoi di ottone percorrono chilometri di strada scandendo ciclicamente l’ora della preghiera. Il fascino misterioso del Corano echeggia dai minareti e trasforma le voci dei muezzin in una musica antica che immobilizza lo sguardo e la percezione spazio temporale della città. Burka della stessa sfumatura del Mar Nero e chador coloratissimi si fondono con lo stile ‘’libertino’’ della Turchia laica, come se il simbolo del velo si stia trasformando: da simbolo di arretratezza e disuguaglianza di genere, a segno di affermazione positiva di identità e del “nero è bello”. Cinque giorni hanno attraversato i sensi, portandoli lontano. Laggiù fino in Asia dove cielo e mare si toccano così come con la terra si toccano i binari del leggendario Orient Express. Cinque giorni si chiudono con l’immagine cartolina di una Istanbul addormentata tra le braccia materne del Bosforo. Una Istanbul che è questo e molto altro ancora…

Oltre il ponte…

30 ottobre, 2007

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 Ci siamo. Pronti a partire. Pronti a goderci il ponte. Pronti a goderci i ponti di questa città magica. Il vecchio e stanco Galata con i suoi pescatori, varco d’accesso al Corno d’Oro. Il moderno e imponente Ataturk. I tramonti e i ponti sul Bosforo che uniscono due continenti, due civiltà, due culture. Ci inebrieremo di Asia e di Europa, di Islam e di Cristianesimo, di hammam e di harem, di kebab e di medusa, di Fenerbahce e di Galatasaray, di moschee e di cattedrali, di traffico, di lentezza e di silenzi, di smog e di mare. I giorni a disposizione cominciano a sembrare sempre di meno. Sarà la solita sfacchinata, a zonzo per la grande Istànbul. L’adrenalina è già a mille. Aspettateci, vi racconteremo…

The Revenge

2 ottobre, 2007

Notte di sogni nella SkyRoom. Di sogni di rivincite. Di 7-0 sognati e di 7-1 da cancellare. Notte di sogni d’Oriente, di Bosforo e di Beyoglu, di spezie e di moschee. Notte di cibo, naturalmente. C’è un vitello da onorare. Ha fatto la sua comparsa in tavola già ieri sera. Il ramadan può attendere.

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