Posts Tagged ‘Alitalia’

“Intervengo io in prima persona…”

18 settembre, 2008

“Allora, perchè sei sconvolto?”
“Probabilmente oggi ho fatto più schifo io di chiunque altro nella storia del kung fu… Nella storia della Cina… Nella storia dello schifio!”
“Probabilmente…”
“I Cinque… Caspita, dovevate vederli! Mi odiavano una cifra!”
“Una cifra…”
“Come farà Shifu a trasformare me nel Guerriero Dragone?!… Insomma, io non sono come i Cinque… Non ho artigli, nè ali, nè veleno, perfino Mantide ha quelle… cosette… Forse dovrei mollare e tornare a fare gli spaghetti…”
“Mollare non mollare… Spaghetti non spaghetti… Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sarà… C’è un detto: Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono. Per questo si chiama presente.”

Il saggio maestro Oogway conforta l’affranto e maldestro Po che non crede di poter diventare il Guerriero Dragone (KUNG FU PANDA )

[Se i governatori, i potenti, gli influenti, gli stessi lavoratori avessero visto il film Kung Fu Panda oggi (forse) Alitalia non sarebbe fallita. Che amarezza.]

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Un motivo in piu’…

25 luglio, 2008

C’è chi non è contro gli italiani… chi guarda ai proprio business rispettando il consumatore, senza prenderlo per il collo.

È chi ci ha fatto scoprire molte città europee… ora abbiamo un motivo in più per scegliere Ryanair 🙂

Silenzio Assordante

18 marzo, 2008
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“Non esiste una via per la pace. La Pace è la Via”
(Dalai Lama)

Puntuale come un orologio svizzero è arrivata anche in questa misera campagna elettorale italiana la rimozione dei temi scomodi. Consigliata dal buonsenso e dai rispettivi esperti di comunicazione. Un classico. Solitamente però si cerca di evitare o si trascura volutamente il tema (considerato) più favorevole all’avversario. Stavolta, invece, il silenzio è bipartizan. Soprattutto su alcuni temi piovuti dal cielo come meteroriti in fiamme proprio durante la campagna elettorale. I due principali candidati premier tacciono su alcune questioni fondamentali, giocando a chi spara la promessa più grossa soprattutto sui temi economici e fiscali. Un classico.

Quel rompiballe di Giuliano Ferrara, invece, ha calato sul tavolo da poker della politica un asso pesante: l’aborto, con tutto il mazzo di temi etici. Silenzio. Di là Binetti e Pannella potrebbero trasformare una partita a carte in un duello rusticano. Meglio tacere. Di qua “i temi etici sono lasciati alla libertà di coscienza dei singoli” per non perdere anche quel fioco barlume di liberalismo residuo. Come dire: meglio non giocare, altrimenti dovremmo barare. Meglio glissare. Ma se non si parla di valori, di che parliamo? Vabbé dai, magari parlano dell’affaire Alitalia. Di come svenderemo ai soliti furbi cugini francesi la nostra compagnia di bandiera, ormai prossima al fallimento. Sshhh. Zitti. Altrimenti gli italiani potrebbero scoprire l’acqua calda. E cioè che i francesi ci daranno tre lire, che gli italiani l’avrebbero voluta acquistare a una lira, che pagheranno solo le centinai di lavoratori sulla via del licenziamento (in ogni caso), che non pagheranno tutti coloro i quali l’hanno portata sull’orlo del baratro.

Last but not least, il Tibet. Certo che questi stronzi dei cinesi potevano pure aspettare il 13-14 aprile. Che casino. E adesso che facciamo? Boh. Continuamo a parlare di ringovanimento delle liste (bum!), di quote rosa cresciute (che ridere!), sventolando la bandiera del “nuovo”. Nell’attesa, per ora vana, che parli almeno il Vaticano, segnando la rotta per i nostri politici disorientati. Perché non parliamo del genocidio culturale, oltreché fisico, perpetrato da anni dal Governo cinese? Perché continuiamo a fare affari con la Cina, salvo poi promettere in campagna elettorale un protezionismo per le nostre piccole e medie imprese che scompaiono di fronte ai prodotti cinesi? Perché non contestiamo la qualità e la sicurezza del lavoro in Cina che consentono la produzione di merci destinate a ridurci in breve tempo sul lastrico? È la globalizzazione, baby. L’abbiamo voluta. Ora sono cazzi nostri. Ssshhhhh…

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Il Tibet è una terra di una tale bellezza da mozzare il fiato. Una bellezza che invano gli eserciti conquistatori cercano di distruggere. Fra le sue montagne si celano segreti inaccessibili e sotto le sue nevi cova un fuoco che non si può spegnere in quanto è il fuoco stesso del mondo. Lì si può trovare sé stessi e si può trovare l’amore, la fede, la vita; si può conversare con Dio. È il luogo del sogno, della reminiscenza, della poesia assoluta, dell’armonia fra tutte le cose, sede di una cultura inarrivabile ed altissima. È il luogo dove il vento parla al cuore degli uomini e l’acqua è lo specchio delle loro migliori virtù; dove il cielo è una vertigine di luce ed i suoni delle nuvole sono le speranze del mondo che cantano. Sembra impossibile che alcuni uomini vogliano distruggere tutto questo, ma è quello che accade. Il Tibet ed i tibetani hanno bisogno di non essere dimenticati… Se perdiamo il Tibet, perdiamo noi stessi, ed i nostri sogni non avranno più un posto dove andare!“.

(Danilo Sacco – Nomadi, 2000)