Archive for the ‘Pensieri’ Category

Rugby, man…

20 novembre, 2009

Ci sono dei momenti difficili da descrivere, ma belli da raccontare. San Siro, tempio del calcio, profanato per un giorno. Cielo nero, quasi come le maglie degli avversari, me neanche un goccio d’acqua. Appuntamento con la storia. I ragazzi di Mallett sfidano i mostri sacri. Per colmare una voragine scolpita nella notte dei tempi, nel DNA dei popoli. 50 metri d’altezza. Fianco a fianco con gli amici di sempre. Ottantamila voci cantano insieme. Poi un irreale silenzio carico di rispetto. Salgono dall’erba umida le urla tribali di 22 uomini tutti neri. Sono nitide. Come nitido è il suono dell’avambraccio di un avanti colpito da un calcio di un terza linea.

Lo scontro è iniziato. Indietro per andare avanti. Teste contro teste. Fasciate e sfasciate. I mostri avanzano, scappano, impongono la legge del più forte. I ragazzi si difendono, sudano, sbuffano, tengono. Poi contrattaccano, chiudono i mostri in gabbia. Le teste cozzano, le ginocchia si piegano, le mischie crollano. Forza bruta, cuore, cervello per avanzare di un metro. Poi il fischio dell’arbitro chiude la lotta. La voragine è diventata un buco. Tutti felici. Vincono i mostri e pure i ragazzi. Tutti a casa o a bere una birra. In valigia le emozioni di uno sport “altro”. Incomprensibili ma affascinanti per i profani, sacre e uniche per gli adepti. Rugby, man…

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God Save the Rugby

19 novembre, 2009

in questo blog ci sono persone molto piu’ titolate (e brave) di me per scrivere un post sul rugby…

ma non potevo esimermi dal pubblicare questo video…

abbiamo messo un altro tassello, siamo entrati nella storia di questo spendido sport…. dove ancora conta il rispetto per l’avversario, il pubblico e’ sempre corretto, l’arbitro puo’ rivedere le sue decisioni “post moviola”…

nel rugby francia – irlanda di ieri sarebbe finita diversamente…

alla prossima sfida!

Da Dublino a Palermo, dal cielo all’inferno…

2 novembre, 2009

Dal cielo...

Fascino e decadenza. Cartoline dal nord al sud dell’Europa. Distese infinite di cielo veloce sopra ai docks di Dublino; scrosci di pioggia e squarci di blu nel cielo annoiato sopra Palermo. Fiera e funzionante indipendenza nazionalistica irlandese; singhiozzante e rapinata indipendenza regionalistica siciliana. Sterminati prati verdi e vittoriani infissi multicolore nella vecchia Dublino. Macerie e rifiuti di nobiltà nella decadente Palermo.

A Dublino il Liffey scorre. Come la vita cittadina negli uffici delle multinazionali e nei pub lungo i canali. C’è ansia per un presente di crisi economica dagli effetti sconosciuti. Ma c’è la certezza di rialzarsi dopo aver raccolto risorse e cervelli metropolitani, pienamente immersi e fusi in un microcosmo dubliner molto distante dal resto del paese. A Palermo non scorrono più neanche i fiumi, sepolti sottoterra dalla storia. Un passato di nobiltà feudale e di dominazioni subite con la classica ignavia e il pedigree cerchiobottista meridionale. E un presente di crisi perpetua, poco sfiorato dalla crisi globale. Da qui i cervelli e le risorse sono scappati, attraversando lo Stretto in cerca di fortune e destini meritocratici.

...all'inferno

A Dublino la vita pulsa a Temple Bar, luogo d’incontro e di scambio, di socializzazione da rimorchio e di pinte al cielo. Tra un ubriaco che canta alla luna e una ragazza che ti sorride languida e sfacciata. A Palermo la vita pulsa a Ballarò e alla Vucciria, sui banchi dei mercati ricolmi di pesce e di umanità varia. Tra un allegro venditore che ti incarta il panino ca meusa e le occhiate torve e sospettose degli indigeni al bar.

La sensazione è che Dublino si costruisca il proprio destino, brick dopo brick. Un mix di tecnologia e innovazione straniere, di cultura ed energie locali.  Mentre Palermo si abbandona al proprio destino, sommersa dai rifiuti: uno dei suoi principali  principali business. I vecchi palazzi nobiliari, abbandonati e lasciati all’oblio. Le case diroccate come a Beirut dopo i bombardamenti dell’82. Mentre i gatti frugano tra detriti e immondizia. E i bambini sognano di essere Miccoli negli spiazzi tra casermoni e i rifiuti.

Hope…

hope

Onore, rispetto, silenzio

21 settembre, 2009

Onore a voi, che per in questa missione avete creduto e per questa patria avete combattuto.
Rispetto per quello che siete stati, per quello che avete rappresentato. L’Italia.
Silenzio, il giusto omaggio alla vostra memoria.

AFGHANISTAN: MESSA SUFFRAGIO A MILANO

Condivise le prime tre righe del post possiamo aprire tutti i dibattiti e i confronti che volete… sono sempre i benvenuti in questacasa… qualsiasi sia il pensiero politico (destra, sinistra, centro, alto, basso) quello che non dobbiamo fare e’ infangare, denigrare l’esercito… il sacrificio che ancora una volta e’ stato chiesto a noi italiani.
E quando le cose ci toccano da vicino si moltiplicano i perche’… perche’ stanno li? perche’ non li fanno rientrare a casa? perche’ hanno attaccato noi e non gli americani?
Poi gli spot: “a natale tutti a casa” (loro sono morti per pagarsi la casa)… ci vuole una exit strategy, no ci siamo sbagliati ci vuole una transition strategy… la democrazia non si puo’ esportare… etc etc

aspettando delle risposte dalla politica mondiale i nostri soldati rientrano in una cassa di mogano avvolti nel tricolore, da eroi.

Afghanistan Italy

Tra poche settimane i Para’ della Folgore verranno sostituiti dai “sassarini” della Brigata Sassari. Svolgete il vostro mestiere nel migliore dei modi. Non vogliamo altri eroi ma padri e madri che possan crescere i loro figli.

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In bocca al lupo e Fortza Paris.

Aung San Suu Kyi: ‘Ambassador of Conscience’

11 agosto, 2009


RANGOON- Altri 18 mesi agli arresti domiciliari. Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione birmana, rimarrà nella sua casa-prigione ancora un anno e mezzo. L’accusa per il premio Nobel per la Pace è di violazione degli arresti domiciliari. Secondo molti è semplicemente una scusa che il regime birmano ha individuato per togliere di mezzo l’attivista in vista delle elezioni del prossimo anno, dopo l’iniziativa di John William Yethaw, cittadino americano di religione mormone, che il 3 maggio scorso raggiunse a nuoto la casa di Suu Kyi. L’uomo, processato anche lui, è stato condannato a sette anni di lavori forzati. A sostegno della leader birmana scende in campo il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban ki Moon, chiedendo «al governo della Birmania di rilasciare immediatamente e senza condizioni Aung San Suu Kyi». Dura reazione alla condanna della leader birmana da parte dell’Ue, che minaccia sanzioni. E anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, come l’Onu, ha chiesto la liberazione immediata e incondizionata di Aung San Suu Kyi.
[www.corriere.it]