Archive for the ‘LaFinestrasulCortile’ Category

Rosemary’s Baby

30 settembre, 2009

Rosemarys-baby

Mi chiamo Roman, sono un regista ebreo. Ho vissuto Auschwitz, ho fatto film meravigliosi ed ho sposato una donna stupenda che Charles Manson mi ha portato via in un’orgia di sangue.

Mi chiamo Roman, ho stuprato una ragazzina di 13 anni dopo averla imbottita di droghe: sì certo ho patteggiato lo stupro, ma non la condanna per atti sessuali con una tredicenne, che forse è peggio di uno stupro. Da sempre latitante ho comunque preferito la mia libertà alle statuette americane.

Mi chiamo Roman e mi fanno schifo tutti questi intellettuali che si indignano con la polizia svizzera per avermi arrestato. Ma non posso dirlo. Dopo trent’anni se hai stuprato una ragazzina resti sempre uno stupratore, tanto più se la galera (quella per i pedofili) non l’hai neanche immaginata.

Mi chiamo Roman, sono un regista di fama mondiale. Ho sposato un’altra donna stupenda e Charles Manson è ancora in galera. Forse dovrei raggiungerlo, il mio posto è là.

Ma vi pare possibile?

stanley

Lo Straniero.

22 settembre, 2009

excalibur

In questi giorni di discussioni appassionanti sulla libertà di informazione in Italia mi imbatto casualmente (ci credete? Fossi in voi non lo farei…) in quello che era il sito ufficiale, oramai disattivo, di una trasmissione di approfondimento politico della RAI dal titolo “Excalibur”. Ve la ricordate? No? Eh già…
Cmq guardando in alto a sinistra nel sito si legge un avviso, ormai vetusto, ai telespettatori: “la puntata del 27 novembre 2003 non va in onda per dare spazio alla partita di coppa Uefa Hajduk Spalato Roma”. Vi sembra incedibile? Così è la vita, il pallone può tutto o quasi in Italia. E’ normale, sulla rete pubblica, spostare una trasmissione politica per fare spazio al pallone. Forse qualcuno non se lo ricorderà ma la suddetta trasmissione “Excalibur” fu chiusa dopo una serie di pugnaci puntate, ufficialmente per carenza di ascolti. Ma forse anche a seguito degli strali di un democratico paladino della libertà di opinione alle prime armi da politicante. Ebbene, nonostante un palinsesto ed una programmazione stagionale, “Excalibur” fu interrotto ed eutanasizzato, il suo conduttore promosso (ut amoveatur) alla direzione della scuola di giornalismo della RAI. Ebbene, rileggendo questa storia con occhi di oggi viene da chiedermi come mai (a parte me, il conduttore e pochi altri) nessuna campagna di stampa è stata fatta in nome della libertà di espressione e del divieto di censura. Anzi mi chiedo come mai, all’epoca, taluni giornali hanno chiesto la testa del conduttore, reo di aver osato violare uno spazio settimanale di intrattenimento politico fino ad allora (e ad oggi ancora) riservato in esclusiva ad un altro conduttore, anch’esso riccioluto. Quest’ultimo sì paladino della libertà di informazione, perché convinto, evidentemente, che la migliore alternativa a sé sia se stesso. In RAI come in politica le facce sono sempre le stesse da 20 anni, la seconda Repubblica (televisiva) è ancora di là da morire. E non c’è posto (oggi come ieri) per qualcosa di nuovo.

stanley

p.s. Forza Caterina!

Cristina Castagna

22 luglio, 2009

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La prima volta che ho sentito parlare del Grio erano mesi felici, in cui nell’aria di prima mattina ancora respiravo una voglia di vivere pazzesca e nulla sembrava potermi fermare. Così come il Grio, Cristina, già saltava per le vette più alte del mondo scalando bianche e rocciose montagne. Senza limiti e senza paure nello zainetto, solo dolce curiosità.

Ho imparato a conoscere Cristina così, in un’intervista radiofonica che mi ha regalato ossigeno puro, tutto concentrato in pochi centimetri di altezza ed in un’immensa carica vitale. Un quarto d’ora di chiacchiere bastarono per farmi scoprire il mistero di un’infermiera trentunenne e le sue mille avventure: ti ho cercata, ho visto le tue foto e mi sono invaghito di quello che tu eri già ed io non sarei mai stato.

Oggi son passati pochi mesi ma è trascorsa davvero un’eternità. La mattina non mi sveglio più presto e respiro l’aria pesante di un traffico già congestionato. Cristina, da pochi giorni, non c’è più. Sorella montagna è riuscita a rapirla per sempre, nascondendola in un abbraccio forte ma che Cristina ha sempre amato e, forse sentimento recondito, desiderato più di ogni altra fine, come in quell’ultimo biglietto premonitorio.

Buon viaggio Grio, e torna presto, piccola…

Stanley

La splendida Istanbul

7 giugno, 2009

Nasce come Bisanzio, naturale porto sul Corno d’Oro, diventa Costantinopoli, capitale prima dell’impero romano, poi di quello ottomano, e oggi è la repubblicana Istanbul che si confronta e scontra con l’Unione Europea. Questa città sembra nata per essere sempre e comunque grandiosa, per dimensioni e splendore.

Senza neanche troppa fortuna ci si può rendere conto della sua estensione e delle sue mille sfaccettature già quando si atterra all’aeroporto di Ataturk: dall’alto l’insieme di costruzioni sulla costa e sui colli non ammette confini. Ad immergersi nel caos ci vuole poco: lunghi viali trafficati, a sinistra le prime case, a destra il parco che si affaccia sul Mar di Marmara e, subito, ti trovi al centro di Istanbul. Per ogni macchina c’è anche un taxi, per ogni bus una comunità, per ogni turca un velo o un jeans; e ancora, per ogni profumo una curiosità da approfondire, per ogni appetito un carretto con kebap o simit, per ogni suono un movimento da seguire e per ogni quartiere una moschea. Le moschee. Le moschee e i loro minareti si vedono ovunque, si alzano tra case e palazzi e si distinguono per fascino, stile e imponenza. E’ sempre unica la sensazione che si prova entrando in una moschea: le abluzioni nell’atrio, il rituale dei piedi scalzi, gli odori che si confondono nell’aria fresca, i fedeli che si alternano per la preghiera, gli uomini al centro, più o meno vicini al mihrab, e le donne ai lati, negli spazi a loro riservati. Nel sacro silenzio i lampadari pendono dal soffitto, illuminano e scaldano i tappeti, mentre le cupole, riccamente decorate, creano giochi di luci, colori e volumi. Il momento più emozionante è trovarsi nei giardini di Sultanahmet quando c’è il richiamo alla preghiera: dai minareti nascono le voci e l’eco si diffonde nell’aria, guardi l’immobilità della Moschea Blu, le commistioni stilistiche di Aya Sofya e la gente che si sposta tra giardini e strade. Vorresti solo che tutto si fermasse almeno per un istante e allora chiudi gli occhi e continui ad ascoltare. Questo luogo è altrettanto magico e suggestivo se visto di notte… con pochi turisti, suoni ovattati e luci mirate.

aya sofia

Di giorno l’energia positiva e il moto continuo di Istanbul si respirano soprattutto per le strade: vicoli e arterie principali, ponti trafficati e slarghi invasi dai suoi abitanti e dai turisti discreti. Non c’è quartiere spopolato, non c’è strada deserta, non c’è piazza in cui non ci si possa fermare a parlare con qualcuno su una panchina. E poi c’è il Gran Bazar, il caotico mercato coperto che tutti conoscono e possono facilmente immaginare con l’aiuto di foto e racconti. Ma il bello è trovarsi proprio li, in prima persona. Bisogna respirarne i profumi, distinguere le merci colorate, confondersi tra le persone e ancora… perdersi tra i corridoi, conoscere gli ambulanti e contrattare con loro il prezzo di ogni oggetto dopo aver accettato l’ennesimo Cay (the turco). Vitalità e spensieratezza si ritrovano anche la sera, soprattutto nel quartiere Beyoglu, lungo il corso pedonale di Istiklal Caddesi e nei vicoli di Nevizade. Ristoranti e pub all’aperto, pesce e kebap, cocktail, the e narghilé sui tavoli, ma soprattutto tante persone gioiose, che prediligono due chiacchiere intorno alla dama e canticchiano la musica tradizionale, meglio se dal vivo.

Altra tappa immancabile per conoscere meglio l’anima variopinta della città è la gita lungo il Bosforo. Il battello si ferma in diversi paesini che si susseguono sia sulla riva destra che su quella sinistra, e raggiunge l’estremità di Anadolu Kavagi. Questo è un piccolo villaggio di pescatori dominato dalle rovine di un castello medioevale. Proprio da qui, si può capire il significato profondo delle acque che bagnano la terra tutto intorno: distingui dall’alto la sponda europea e la sponda asiatica, così vicine e così ricche di cultura, ma soprattutto ammiri i confini virtuali tra Bosforo e Mar Nero.

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Istanbul sembra incontenibile e indefinita anche dall’alto. Merita una visita attenta il quartiere di Eyup, un po’ distante dal centro vero e proprio, ma unico nel suo genere e profondamente sacro per i musulmani. Si incontrano la moschea e il Mausoleo del Grande Eyup e pure uno dei più vasti cimiteri cittadini, che pare arrampicarsi sulla collina. In cima a questa si trova il cafè Pierre Loti: poetico e panoramico ritrovo dove sorseggiare del the caldo ammirando come Istanbul si sviluppa sul Corno d’oro e si specchia nell’acqua.

eyup

Nel quartiere di Karakoy, anche la Torre di Galata offre una panoramica a 360 gradi per osservare la ricchezza di Istanbul: Topkapi, Sultanahmet, Suleymaniye, Gran Bazar, Ataturk Koprusu, Besiktas, Uskudar, e, subito sotto, palazzotti e case diroccate, strade intasate e persone che cenano su una delle tante terrazze con umile vista sulla città. Si vede tutto dai 67 metri della Torre di Galata, tutto tranne i confini di Istanbul, che con la dolce luce rosata del tramonto sembra sempre e comunque illimitata ed eterea.

Banale ma per me doveroso concludere tale racconto con un ringraziamento speciale agli amici che mi hanno accompagnato in questo viaggio. La curiosità e la vivacità con cui ho conosciuto e vissuto la splendida Istanbul è stato anche il frutto di una magica e serena intesa con loro.

Pepper

Juventus

21 maggio, 2009

-juventus

Dopo 40 anni la Juve ha esonerato un proprio allenatore. Claudio Ranieri non è più il trainer della Juventus, riuscendo là dove nemmeno Maifredi e Marchesi erano riusciti. Cosa è cambiato davvero? Un nome, anzi un cognome (doppio). Di quello che ancora l’infanzia mi permette di ricordare c’era una volta “Marisa” Boniperti, ex calciatore sopraffino ed ex presidente astuto di una Società orgogliosamente Vecchia Signora. Poi fu l’epopea della Triade, che tutto poteva e tutto sapeva: grande Juventus, in campo e fuori. Brutti dentro, belli fuori. L’onta della retrocessione è stata lo spartiacque tra passato e presente: più umiliante delle accuse di frode sportiva fu doversi confrontare con Arezzo e Crotone. Ma il vero spartiacque è stato societario: Cobolli Gigli e Blanc, Montali e Tardelli, fino ad Alessio Secco. Belli dentro, brutti fuori. E con la società è cambiata la competenza e, per forza di cose, lo stile. Quando sei abituato a vincere hai stile anche nel momento della sconfitta: quando parti dal fango prima o poi finirai per inzaccherarti di nuovo le scarpe, fossero anche costosissime Church’s. Non basta portare doppi cognomi, nomi francesi o aver avuto un passato glorioso per ereditare lo stile di Madama. Perché lo stile di Madama non ti farà mai esonerare un allenatore a due giornate dalla fine del campionato, dopo non averlo mai protetto abbastanza. A Ranieri è stato richiesto di ricostruire in 5 anni una Juve da scudetto, la Uefa il primo anno e la Champions dal secondo in poi: Claudio il testaccino ha inanellato per due stagioni di fila una qualificazione in Coppa Campioni, in un modo o nell’altro. Esonerato, con disonore: neanche la Triade si era spinta fino a tanto col Maiale. Questa è la Juve di oggi, in mano ad una nobiltà civica che col calcio non ha nulla a che spartire, e domani, forse, con un presidente mio coetaneo ma rampollo d’alto bordo che non sa coniugare i congiuntivi più elementari. Meno male che della Juventus ho conservato le vecchie figurine Panini… Un’altra epoca, un altro stile. Auguri vecchia Juve.

stanley