Archive for giugno 2009

goodbye

25 giugno, 2009

oggi è giornata di addii e arrivederci…

per te teniamo quanto di bello ci hai lasciato.

Addio Jacko!

Heal The World

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TG1 ore 20 – Minzolini uno di noi

17 giugno, 2009
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Essendo ormai da tempo divoratore di news “all day” (rete o SkyTG24), ho perso da un po’ di tempo il contatto con quello che guardano (o meglio, fanno guardare) agli italiani.
Da vecchio appassionato di comunicazione (politica in particolare), ogni tanto mi diverto a guardare i vecchi TG Rai (quelli Mediaset sono ormai militarizzati) per guardare le differenze, soprattutto tra direttore e direttore (più che tra reti).
 
E allora con grande gioia ho appreso della nuova direzione-Minzolini del Tg1 e sono andato a vedermi il TG di ieri sera alle 20. Difficile raccogliere l’eredità di Riotta che ha dato una svecchiata notevole alla redazione (in quanto a contenuti), con largo uso della rete, interviste a bruciapelo in studio ai politici e altre cose interessanti (tra cui il titolo del servizio sempre impresso durante il filmato). Il tutto naturalmente con un vago sentore british e demo-prodiano.
 
Guardo il TG1 di ieri sera e scopro.
– Primi 7 minuti trionfali dedicati all’incontro Obama/Berlusconi con il titolo “Obama a Berlusconi: alleato cruciale”. Apologetico. E ci sta.
– Poi la classica Tiziana Ferrario a capo coperto da Teheran. Immarcescibile
– Poi l’intervento di Napolitano che respinge le dimissioni in seno al CSM, passata più o meno come “la cazziata del Capo dello Stato ai giudici anti-Alfano”. Tendenzioso
– Poi la lettura integrale del comunicato stampa di Alfano in merito. Marziale
– Poi un servizio sulle dichiarazioni di Schifani a Porta a Porta con titolo “Schifani: i cittadini arbitri del loro Governo”. Giaculatorio
 
– Al 15′ si parla dei “terremotati in piazza a Montecitorio” (questo è il titolo senza riferimento al fatto che sia contro il decreto del Governo). Un servizio imbarazzante. Frittella parla soft della protesta contro il decreto (omettendo di dire che è del Governo) con 20 secondi di Franceschini ripreso tra obiettivi e telecamere che si spintonano. Poi Frittella rassicura che ieri il Governo ha detto che saranno ricostruite senza spese anche le seconde case. Quindi 20 secondi di Cicchitto (ben inquadrato) per rafforzare il tutto, con la ciliegina di Bertolaso che dice “in un mese e mezzo si è fatto più di quanto non fosse mai stato fatto prima”. Infine si annuncia che domani Berlusconi sarà a L’Aquila. E uno si chiede alla fine: “e allora che cazzo vogliono sti terremotati? perché protestano?”. Scorretto 
 
– Poi la notizia dell’archiviazione dell’inchiesta sui voli di stato a carico di Berlusconi. Dovuto
– Finalmente la cronaca (non l’avevo mai detto prima): morti bianche nel depuratore, sparatoria live from Gomorra e un bel servizio “un giorno coi vigili di Napoli”. Ottimo
– Arriva l’economia: Draghi dice che c’è bisogno di misure per uscire dalla crisi, ma il servizio è su Catricalà che chiede trasparenza alle banche e al mercato per tutelare i consumatori (ovviamente infilata anche una dichiarazione di Fini che mancava). Interlocutorio
 
– Rientro in studio e trionfalistico annuncio della conduttrice: l’inflazione è salita solo dello 0.9% a maggio. è l’incremento minore dal 1968 (chissà come mai). Imbarazzante
– Un’altra chicca sull’arrivo del Digitale Terrestre a Roma. Storicooooo: la prima capitale europea a passare dall’analogico al digitale. Ovviamente intervista al sott.rio Romani che annuncia lo sconto per i poveri (50 euro) sull’acquisto del decoder (tralasciato il fatto che molti modelli di decoder costano meno di 50 euro). Ridicolo
– Dulcis in fundo: alle scuole medie e superiori boom di bocciati. Il merito è della Gelmini che ovviamente viene intervistata lungamente. “E’ una scuola più severa, la scuola del rigore e dell’impegno. La scuola del merito”. Il merito che l’ha portata a fare gli esami di avvocato a Reggio Calabria anziché a Brescia e poi a diventare competente Ministro dell’Istruzione. Tronfio
– Il TG finisce con le “piscine tuttofare”, coi “coralli che si ammalano”, con l’intervista a Grisham, coi “promessi sposi” in 10 minuti sul web, con “gli azzurri nel parco dei leoni” in Sudafrica. Ovvio
 
Se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui, adesso vi chiederete dove sono le camicie verdi, grigie e nere, i saluti romani della Brambilla e la “spazzatura di cui parlano tutti i giornali stranieri”. E soprattutto dov’è la crisi? Ragazzi, tranquilli, magari ne parlano stasera. Va tutto bene. Fino al prossimo direttore.

25 anni dopo

11 giugno, 2009

La notizia arrivò in un torrido pomeriggio di giugno. Da Padova in Calabria, forse circumnavigando la sua terra: la Sardegna. Casa mia era un mezzo cantiere. Si riverniciavano le inferriate dei balconi. Dagli schizzi di pittura alle lacrime il passo fu breve. Non mi portarono ai funerali oceanici di Roma. Mi lasciarono da solo con la nonna a chiedermi, a 6 anni, perché tuo padre e tua mamma piangono insieme per “uno della televisione”. Manco fosse un parente. Nell’Italia di Noemi oggi, a distanza di 25 anni, ho capito perché. Quanto ci manchi, Enrico.

La splendida Istanbul

7 giugno, 2009

Nasce come Bisanzio, naturale porto sul Corno d’Oro, diventa Costantinopoli, capitale prima dell’impero romano, poi di quello ottomano, e oggi è la repubblicana Istanbul che si confronta e scontra con l’Unione Europea. Questa città sembra nata per essere sempre e comunque grandiosa, per dimensioni e splendore.

Senza neanche troppa fortuna ci si può rendere conto della sua estensione e delle sue mille sfaccettature già quando si atterra all’aeroporto di Ataturk: dall’alto l’insieme di costruzioni sulla costa e sui colli non ammette confini. Ad immergersi nel caos ci vuole poco: lunghi viali trafficati, a sinistra le prime case, a destra il parco che si affaccia sul Mar di Marmara e, subito, ti trovi al centro di Istanbul. Per ogni macchina c’è anche un taxi, per ogni bus una comunità, per ogni turca un velo o un jeans; e ancora, per ogni profumo una curiosità da approfondire, per ogni appetito un carretto con kebap o simit, per ogni suono un movimento da seguire e per ogni quartiere una moschea. Le moschee. Le moschee e i loro minareti si vedono ovunque, si alzano tra case e palazzi e si distinguono per fascino, stile e imponenza. E’ sempre unica la sensazione che si prova entrando in una moschea: le abluzioni nell’atrio, il rituale dei piedi scalzi, gli odori che si confondono nell’aria fresca, i fedeli che si alternano per la preghiera, gli uomini al centro, più o meno vicini al mihrab, e le donne ai lati, negli spazi a loro riservati. Nel sacro silenzio i lampadari pendono dal soffitto, illuminano e scaldano i tappeti, mentre le cupole, riccamente decorate, creano giochi di luci, colori e volumi. Il momento più emozionante è trovarsi nei giardini di Sultanahmet quando c’è il richiamo alla preghiera: dai minareti nascono le voci e l’eco si diffonde nell’aria, guardi l’immobilità della Moschea Blu, le commistioni stilistiche di Aya Sofya e la gente che si sposta tra giardini e strade. Vorresti solo che tutto si fermasse almeno per un istante e allora chiudi gli occhi e continui ad ascoltare. Questo luogo è altrettanto magico e suggestivo se visto di notte… con pochi turisti, suoni ovattati e luci mirate.

aya sofia

Di giorno l’energia positiva e il moto continuo di Istanbul si respirano soprattutto per le strade: vicoli e arterie principali, ponti trafficati e slarghi invasi dai suoi abitanti e dai turisti discreti. Non c’è quartiere spopolato, non c’è strada deserta, non c’è piazza in cui non ci si possa fermare a parlare con qualcuno su una panchina. E poi c’è il Gran Bazar, il caotico mercato coperto che tutti conoscono e possono facilmente immaginare con l’aiuto di foto e racconti. Ma il bello è trovarsi proprio li, in prima persona. Bisogna respirarne i profumi, distinguere le merci colorate, confondersi tra le persone e ancora… perdersi tra i corridoi, conoscere gli ambulanti e contrattare con loro il prezzo di ogni oggetto dopo aver accettato l’ennesimo Cay (the turco). Vitalità e spensieratezza si ritrovano anche la sera, soprattutto nel quartiere Beyoglu, lungo il corso pedonale di Istiklal Caddesi e nei vicoli di Nevizade. Ristoranti e pub all’aperto, pesce e kebap, cocktail, the e narghilé sui tavoli, ma soprattutto tante persone gioiose, che prediligono due chiacchiere intorno alla dama e canticchiano la musica tradizionale, meglio se dal vivo.

Altra tappa immancabile per conoscere meglio l’anima variopinta della città è la gita lungo il Bosforo. Il battello si ferma in diversi paesini che si susseguono sia sulla riva destra che su quella sinistra, e raggiunge l’estremità di Anadolu Kavagi. Questo è un piccolo villaggio di pescatori dominato dalle rovine di un castello medioevale. Proprio da qui, si può capire il significato profondo delle acque che bagnano la terra tutto intorno: distingui dall’alto la sponda europea e la sponda asiatica, così vicine e così ricche di cultura, ma soprattutto ammiri i confini virtuali tra Bosforo e Mar Nero.

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Istanbul sembra incontenibile e indefinita anche dall’alto. Merita una visita attenta il quartiere di Eyup, un po’ distante dal centro vero e proprio, ma unico nel suo genere e profondamente sacro per i musulmani. Si incontrano la moschea e il Mausoleo del Grande Eyup e pure uno dei più vasti cimiteri cittadini, che pare arrampicarsi sulla collina. In cima a questa si trova il cafè Pierre Loti: poetico e panoramico ritrovo dove sorseggiare del the caldo ammirando come Istanbul si sviluppa sul Corno d’oro e si specchia nell’acqua.

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Nel quartiere di Karakoy, anche la Torre di Galata offre una panoramica a 360 gradi per osservare la ricchezza di Istanbul: Topkapi, Sultanahmet, Suleymaniye, Gran Bazar, Ataturk Koprusu, Besiktas, Uskudar, e, subito sotto, palazzotti e case diroccate, strade intasate e persone che cenano su una delle tante terrazze con umile vista sulla città. Si vede tutto dai 67 metri della Torre di Galata, tutto tranne i confini di Istanbul, che con la dolce luce rosata del tramonto sembra sempre e comunque illimitata ed eterea.

Banale ma per me doveroso concludere tale racconto con un ringraziamento speciale agli amici che mi hanno accompagnato in questo viaggio. La curiosità e la vivacità con cui ho conosciuto e vissuto la splendida Istanbul è stato anche il frutto di una magica e serena intesa con loro.

Pepper