Presidente-cestista: now you must…

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Adesso è dura. Adesso deve cambiare l’America, deve cambiare il mondo. Questo si aspettano i milioni di americani che lo hanno adorato e votato, oltre ai 6 miliardi di abitanti del pianeta che lo hanno guardato fin dall’inizio con curiosità, come un marziano sceso per salvare la terra. Adesso non è più una rockstar osannata negli stadi che lancia slogan perlopiù vuoti di contenuto. È il presidente degli statiunitidamerica. Adesso non è più un ologramma nero a disturbate le menti dei più pervicaci conservatori americani. È un ragazzo 47enne, con un nome strano e un cognome sinistro, che si mette sulle spalle i destini del mondo. Un ragazzo che, mentre si aprono le urne, va a giocare a basket. Un presidente-cestista.

I suoi 47 anni sono in ogni caso uno schiaffo alla gerontocrazia italiana. Uolter fa il ragazzino ma ha sei anni più di Obama. E, particolare non irrilevante, non è riuscito a battere il suo rivale 72enne alle elezioni, coetaneo di McCain. La sua, ha detto Obama, è una vittoria dal basso, arrivata grazie a coloro che l’hanno finanziata anche con 5 dollari. Certo sì, ma per arrivare a 600 mln di dollari ne servono di finanziatori da 5 dollari! Obama ha speso il doppio di McCain in campagna, anche se un forte contributo al successo è venuto effettivamente dai social network e dalla rete in generale. Mai nessuno aveva investito così tanto nella rete. Obama sì. Ed è riuscito a coinvolgere una marea di persone che non era mai andata a votare e forse mai più ci andrà. In un Paese dove la politica è un meraviglioso spettacolo di luce e colore, di coriandoli e folklore in cui immergersi ogni 4 anni per poi dimenticarla.

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Un’elezione planetaria che magari non cambierà un bel niente, nonostante i sogni di Mandela. Perché adesso bisognerà rilanciare un Paese in crisi, perché le guerre vanno fatte per forza, perché l’America è sempre l’America. L’immagine dei dipendenti di Lehman Brothers che escono dagli uffici con gli scatoloni in mano, è sempre lì. In quegli scatoloni portavano la vittoria ad Obama. Economia, ambiente, diseguaglianze sociali interne e globali. Su questo si dovrà concentrare Barack. Per cambiare gli USA, per cambiare il mondo, per entrare nella leggenda. Per non tornare ad essere un 47enne avvocato laureato ad Harvard, più bianco dei bianchi perché nero. Good luck presidente-cestista. Ne avrai bisogno.

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3 Risposte to “Presidente-cestista: now you must…”

  1. w4lls Says:

    Bella Br4d!
    e’ innegabile il grande successo di Barak ma il sogno americano e’ finito. Finita la campagna elettorale gia’ da oggi gli americani devono fare i conti con la realta’ e con una delle crisi peggiori che abbiano mai attraversato. Per dare il benvenuto al nuono presidente Wall street ha chiuso con -5%. Sbaglia chi pensa che da un giorno all’altro il buon Obama possa cambiare gli statiunitidamerica. Sbaglia chi pensa che possa addirittura cambiare il mondo. Il mio augurio personale e’ che riesca a ben governare un paese cosi influente nella politica ed economia mondiale. Speriamo la sua politica esterna non sia centrata sulla difesa dei pozzi di petrolio (o dei pozzi d’acqua tra qualche anno). Basta con le inutili guerre, viva il dialogo e l’integrazione tra i diversi popoli e le diverse religioni.
    Noi, gli italiani, (poco) “rappresentati” dai ns politici abbiamo dimostrato ancora una volta il nostro provincialismo. Uolter non capisce piu’ una mazza… e’ disorientato… non sa dove andare sbattere… esulta e fa festa per la vittoria americana ma non si rende conto che la vittoria di Obama e’ la un il loro “obama” da votare sicuramente l’avrebbero fatto. Ma abbiamo Veltroni, inconsistente, poco credibile, non si e’ fatto da solo, non e’ nero, non e’ diverso da tutti gli altri politici… non gli farei amministrare manco il mio condominio.
    Non e’ tutto,
    W4lls

  2. Fk Says:

    Mah… se mi fermo a riflettere e analizzo la situazione in meniera razionale sono daccordo con i vostri commenti. Crisi finanziaria, lavoro, valori, guerre… etc. etc. Non è un uomo che cambierà il mondo…

    Eppure sono qui. Nella ammmerreca più vera e vi assicuro che questo fa la differenza. Non avete idea dell’entusiasmo da cui è stata sospinta e voluta e celebrata questa vittoria. Non ne avete idea perchè l’entusiasmo e la voglia di cambiare, ma sopratutto l’impegno personale per cambiare non esiste da tanto in Italia. Gettare le proprie energie per niente è un rischio che in Italia non si corre più da una vita. E in questa nazione per tanti versi assurda e criticabile e spesso anche sbagliata… questa capacità di fare ciò che si crede giusto è ancora forte. Questa voglia di muoversi per primi perchè si possa iniziare un percorso è forte. Questo senso di riscatto e di collaborazione è forte.

    Razionalmente avete ragione, non cambierà nulla. Eppure il meccanismo per cui ogni, dico ogni, americano ora si sente di nuovo parte di un progetto in positivo è fondamentale. perchè influenzerà le azioni e le scelte di ogni singolo individuo e in questo modo cambierà anche i trend della nazione. Non ho dubbi in poposito. Il 75% di coloro che guadagnano più di 250 mila dollari hanno votato Obama. E sono coloro a cui Obama ha detto e ripetutto che avrebbe alzato le tasse.

    Serve qualcuno che sia credibile. Serve qualcuno che abbia voglia di riniziare. Serve qualcuno che sia in grado di essere pulito, chiaro e che voglia creare di nuovo.

    In Italia il problema siamo noi. Che difficilmente abbiamo lottato per ottenere quello che ritenevamo giusto per noi. E quindi o 1) il nostro CV e i nostri valori sono molto meno forti di quello che diciamo in giro o 2) non siamo in grado di ottenere più potere decisionale –ma nessuno ce lo darà mai, la possibilità di indirizzare le azioni e le politiche va conquistata–. Mi dicono che queste ultime manifestazioni in piazza contro la Gelmini siano state diverse dalle altre, più vere, più vive…

    Non lo so. Finchè non saremo disposti a rischiare quello che abbiamo. Il nostro tempo, le nostre energie per costruire qualcosa di nuovo, non ci sono alternative, saremo strumentalizzati e dovremo sempre ricorrere a una scelta verso il “meno peggio”. Forse è il caso che ci si alzi e ci si metta in gioco. Forse è tardi. O forse vedremo che non siamo i soli a metterci in gioco e quindi saremo più forti. Nulla è più forte di una valanga che non fermandosi continua a crescere di dimensioni. A questo servono i 5 dollari… a spingere altri 5 dollari, ed alla fine l’industriale ne da parecchi di più di dollari. Magari non ci crede, ma punta sul cavallo vincente. E non c’è nulla di più radicato nella storia italiana di un cambio di campo improvviso al primo sentore di cambio di vento.

    Forse bisognerebbe iniziare a soffiare.

  3. stanley Says:

    NO, YOU CAN’T.

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