Archive for giugno 2008

Iyi şanslar

25 giugno, 2008

”Bi-smi’ llâhi, ar-Rahmân, ar-Rahîm”*…

…noi siamo con Fatih Terim!!!

*Nel nome di Allah, Clemente Misericordioso. Sura I. Al-Fatiha (L’Aprente)

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I sogni

23 giugno, 2008

Diventiamo grandi grazie ai sogni.

…. li puoi vedere in una leggera foschia primaverile
oppure nel fuoco rosso del camino….
….puoi viverli da solo nel tuo silenzio
oppure “condiviverli” ….

…. possono essere tinti di Rosa, di Rosso, di Azzurro o dei colori dell’arcobaleno

Alcuni di noi lasciano morire questi grandi sogni, ma altri li nutrono e li proteggono…

Se vengono infranti, non significa che si è giunti alla fine… c’è sempre un altro sogno da alimentare, un altro lungo intenso sogno.

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Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni (Paulo Coelho)

à la maison…

19 giugno, 2008

È martedi, la sveglia è puntata alle 3.00 del mattino. Tutti in piedi in un attimo, non sentiamo il sonno; l’adrenalina è altissima. Si parte per Zurigo senza Stan, anche se è una “mancanza” solo fisica (comunque era con noi). Stavolta non si parte per una partita, ma per la partita: c’è Italia-Francia.

1. Il viaggio
È la seconda volta che saliamo in Svizzera. La strada sembra nostra. Ci sentiamo a nostro agio. Anche questa volta andiamo senza tom tom…solo cartine stampate da internet…siamo nostalgici… Tra una sigaretta e una “sosta tecnica”, un panino con la mortazza alle 9 del mattino e una gazzetta, un messaggero e una mucca che pascola nei campi piovosi della campagna svizzera, arriviamo a Zurigo (anche grazie alla precisione di Br4d e al fiuto di Paul) verso l’ora di pranzo. La tensione mista all’emozione allontana la fame.
Eccoci, ci siamo!

2. La città

Zurigo è carina, più metropolitana e più dispersiva di Berna. Rispetto a Roma naturalmente non c’è paragone. il nostro B&B è fichissimo: lo definiamo cosi perché ci vuole tantissima creatività per definirlo un B&B “tradizionale”: fatto di materiali “riciclati” e in stile minimalista tanto da dormire sugli europallet. 🙂
Zurigo comunque non ci ha entusiasmato, non ci ha accolto. Forse perché noi siamo saliti solo per il punto 3.

3. La partita
basta con le menate: viaggio, panorami, città passan tutti in secondo piano. Siamo lì perché ci giochiamo tutto con gli “odiati” cugini francesi. O dentro o fuori, tutto in 180 minuti, 90 dei quali non dipendono da noi. I segnali di coraggio arrivano anche dall’italia. Stanley ribadisce: “vincere. e vinceremo!”.
A Zurigo l’atmosfera è stranissima: camminando per il centro ci son più bagarini che tifosi. La strada per lo stadio è deserta. Incontriamo solo qualche tifoso spaesato.
La scaramanzia la fa da padrona: vecchie maglie, vecchi giubbini, vecchie bandiere ma soprattutto niente visi colorati dai gessetti!
Dentro lo stadio ci sentiamo meglio, anche se stiamo in silenzio fino all’inno italiano. La partita l’avete vista tutti, ma il crescendo di emozioni non si può descrivere.
Per il resto “adieu les bleus“…

Febbre svizzera

13 giugno, 2008

La prima trasferta è andata. L’abbiamo aspettata, impazienti. L’abbiamo voluta. L’abbiamo fatta. Abbiamo digerito la più larga sconfitta della storia degli Europei. Adesso ci attende il secondo viaggio. La moderna Zurigo dopo la medievale Berna, capitale solo di nome della Confederazione. In realtà una cittadina piccola e piatta, inutile e noiosa. Tante biciclette, tanta pulizia, tanto sonno. Insomma, la Svizzera.

Neanche il maremoto olandese che ha invaso in questi giorni il centro storico della città ha scalfito l’organizzazione e la precisione svizzera. Fiumi di birra confluiscono nelle stradine e stupiscono i residenti, sorridenti con i rumorosi ospiti più per necessità che per convinzione. Non dimentichiamoci. È sempre un posto dove si esce di casa alle 7 in bicicletta per andare al lavoro, si torna a casa alle 17.30, si cena alle 18.30, si chiude tutto alle 21, buonanotte e avanti con il giorno dopo.

Un quadro (per loro) idilliaco deturpato dai graffi del popolo del football. Voglioso di festa, di calcio e di birra. E allora, a malincuore, gli svizzeri si adeguano. 130.000 abitanti più 100.000 olandesi stanziali per le loro tre partite. Più qualche migliaio di italiani, francesi e romeni di passaggio. Che mangiano, bevono, comprano, dormono e se ne vanno dopo aver lasciato il pedaggio. Soldi, oh yes. Non che in Svizzera ne abbiano bisogno, ma l’organizzazione dell’Europeo è una macchina danarosa imbarazzante, un manuale di marketing territoriale, ambientale e turistico. Se arrivi in macchina hai 3 parcheggi fuori dalla città e poi le navette ti portano gratuitamente in centro. Se compri una birra la paghi 5 euro, ma 1 euro e 50 centesimi te li restituiscono se riporti indietro il bicchiere (griffato Euro ’08, obviously). Tutto è fatto in funzione dei turisti calciofili, pronti a spendere anche 1000 euro per un biglietto della partita.

E poi ci sarebbe da raccontare anche la trasferta calcistica, lo slow style di Paul; il cappellino joker di Stanley; l’abbordaggio subito da Ale (con sghignazzi indegni dei compagni di viaggio) di un negro-camerunense-franco-italo-svizzero che ha studiato alla Bocconi, “vive di amore e acqua fresca” e ha la vocina da checca isterica milanese; la corsa in bicicletta di W4lls dall’altra parte della città per recuperare (due ore prima dell’inizio) il biglietto della partita. Ah sì, poi ci sarebbe la partita. Magari ne parliamo un’altra volta, dopo la Romania…

Il fascino indiscreto della borghesia parisienne

5 giugno, 2008

Parigi è sfacciata. Nella sua bellezza, nella sua ricchezza. Nelle sue contraddizioni, neanche troppo nascoste. I clochard ormai fanno parte dell’arredo urbano. Qualcuno dorme davanti alla Sainte-Chapelle, qualche altro di fronte all’Hotel de Ville, qualcuno addirittura sotto il Pont Neuf, sui lungosenna dell’Île de la Cité. I più spaventati dal freddo si rifugiano direttamente tra le navate dei capolavori gotici, visitati e fotograti ogni giorno da sciami di turisti. Una volta si chiamava cultura della solidarietà, della tolleranza, del rispetto. Con buona pace di Veltroni e Alemanno e i loro progetti di bonifica delle rive del Tevere. 

Le banlieues sono lontane dai clamori del centro. I poveri non hanno nazionalità, né colore, centrifugati nei ghetti periferici. Il cuore di Parigi, che ho ri-visto e ritrovato meraviglioso, è un’isola felice dove bianchi e neri, gialli e turisti siedono negli stessi assolati, esosi caffé di Bouv Mich. Tutti contenti di far parte di un sistema che gronda charme da tutte le parti. Che si autoalimenta con uno stile di vita sereno, fatto di piccole ritualità quotidiane. Di un pranzo in una brasserie, di una cena in un bar à huîtres, di un petit déjeneur su uno dei grandi boulevard. Della corsetta negli immensi jardins dietro al Luxembourg, alle Tuileries, agli Invalides. Di una sosta in una delle migliaia di librerie sparse ad ogni angolo della città.

Per trovare un po’ di riparo, devi spostarti poco distante tra la follia architettonica di Les Halles e Beaubourg. Oppure immergerti nel crogiolo di sensazioni al Marais. Tra i vecchi ebrei integralisti e le nuove boutiques, le vecchie insegne delle boulangeries e le gallerie degli artisti. Lì, fra un negozietto di cimeli cinematografici da far accapponare la pelle e il Salon du Livre Libertaire, ti riesce di capire cosa sia una vera metropoli. Chapeau…

P.S.: dopo la mia dissertazione senza la benché minima base sociologica, voglio ringraziare per la splendida vacanza la mia “vache parisienne”, la persona più importante della mia vita, l’unica in grado di far sembrare simpatici anche i francesi! I 4 giorni nel nostro nido bohemien con vista Notre-Dame sono un prezioso bijou incastonato nella nostra storia.