Archive for maggio 2008

Per Alessio e Flaminia

29 maggio, 2008

 

Era giusto aspettare, in silenzio, che tutto si compisse, in ogni fase del rigido cerimoniale che in questi casi si usa. Ora però si deve parlare, perché quella verità non rinunciabile Roma me la sbatte in faccia ogni mattina ed ogni sera andando e tornando dal lavoro.

Quell’urna lacrimosa eretta spontaneamente su via Nomentana mi strazia ogni volta: e non solo perché 10 minuti prima io passavo proprio da quelle parti con un amico a bordo del mio motorino, ma perché non posso credere, neanche stavolta, quanto assurdamente sia stata spenta la vita di due ragazzi di vent’anni.

Non incontreremo più i loro sorrisi, financo fossero casuali, e questo è ingiusto. Come ingiusto mi appare la causa dell’addio. E penso alle voci non sentite che mai sentiremo, penso ai colori diluiti di rosso sull’asfalto di una strada di morte. Che regolarmente reclama le sue vittime.

La morte è per chi resta, condannato a ricordare controvoglia la gioventù di figli che non vedranno crescere mai. A noi, che non li conoscevamo, non rimane che passare e buttare un rapido sguardo, nella speranza che questo scirocco umido di primavera tramuti le nostre lacrime in semplice sudore.  

stanley

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L’anniversario che non ricorda nessuno

9 maggio, 2008

“Era la notte buia dello Stato italiano, quella del 9 maggio 1978…”. In pieno centro a Roma, a due passi da via della Botteghe Oscure e a tre passi da Piazza del Gesù, veniva ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse dopo un sequestro di un paio di mesi. Un attacco allo Stato che ha cancellato, per la dura legge della notiziabilità, un altro evento, un altro omicidio ancora più efferato, avvenuto quella stessa notte in aperta campagna, lungo la ferrovia che congiunge Palermo e Trapani.

30 anni fa moriva a 30 anni Peppino Impastato, legato ai binari e fatto saltare in aria con il tritolo. Figlio di un mafioso, aveva scelto la militanza politica e una vita al fianco dei braccianti, degli operai edili, dei contadini della sua terra. Dalla sua radio libera, Radio Aut, denunciava i traffici sporchi dei boss locali con trasmissioni satiriche molto corrosive. Nei giorni del suo assassinio era candidato al Consiglio Comunale di Cinisi nelle liste di DP. I cittadini lo votarono lo stesso e lo fecero eleggere simbolicamente. Lo Stato cercò di chiudere subito il caso, bollandolo prima come un attentatore, poi come un suicida.

Dopo oltre 20 anni e mille battaglie giudiziarie, portate avanti dalla mamma e dal fratello di Peppino, la verità è venuta a galla. Le condanne dei due capimafia mandanti dell’omicidio, Don Tano Badalamenti e Vito Palazzolo, sono un parziale risarcimento da parte delle Istituzioni che avevano tentato per anni di nascondere la polvere sotto il tappeto. A Peppino Marco Tullio Giordana ha dedicato “I Cento Passi”. A Peppino dedichiamo questo piccolo ricordo.

Invasione Barbarica

4 maggio, 2008

Mezza bottiglia di Amaro del Capo è andata. Stasera c’è qualcosa di molto più amaro. Qualche cicca spenta lanciata dal balcone. Di nascosto, lontano nella notte, mentre Cana è di guardia. I rantoli che salgono su per le scale sono coltellate lancinanti. I pensieri affogano nell’ennesima gassosa a caffé, fida compagna. Le casse che arrivavano a Roma ce le mandava Ziocì. Ci voleva bene. Anche troppo. Eravamo uno dei pochi pensieri che gli erano rimasti dopo la pensione, insieme al partito, alla nonna e alla Settimana Enigmistica. Le birre e il tonno, i torroni e le noccioline, il Capo e la Brasilena, le famigerate penne lisce De Cecco. 

L’ultima volta che è venuto a prendermi alla stazione Ziocì mi chiedeva speranzoso: “Che dici, ce la facciamo stavolta con Veltroni?”, col suo solito, incrollabile, incosciente ottimismo politico, ancora ignaro di non poter neppure andare a votare.  Confesso che il mio voto del 13 aprile, mai così travagliato, alla fine è andato alla banda Veltroni perché Ziocì lo considerava (indubbiamente a torto) la panacea di tutti i mali. Un po’ come lo sguardo rassicurante di mio padre in questi ultimi giorni di sofferenza.

Sono felice di aver visto sorridere Ziocì l’ultima volta mentre gli stringevo la mano tremante. Adesso ci saranno i momenti peggiori, la triste prassi funeralizia del profondo Sud. Il corvo nero è già arrivato per un’estrema unzione mai così falsa. Le vecchie préfiche locali a stracciarsi le vesti intorno al feretro. I bulloni pronti a essere avvitati e ad ingoiarlo per sempre.

Quando tutto sarà finito, anche il secondo cancro familiare potrà andare in soffitta. Io potrò ricominciare a usare i miei iperbolici “agghiacciante” e “imbarazzante” senza che “‘u prohessore”, nei panni stavolta del mio vecchio maestro elementare, mi possa più cazziare, denunciandomi per il grave reato di “uso di aggettivazione impropria”.

Ziocì, scaccia via le ansie e le paure che ti hanno sempre divorato. Chiudi gli occhi serenamente e preparati al viaggio più lungo.

È tardi e mi stappo l’ultima gassosa a caffé. Buonanotte Ziocì. E buon cammino…