Archive for marzo 2008

Il fumo…

25 marzo, 2008

Un tizio si reca dal tabaccaio e chiede un pacchetto di sigarette. Quando ha il pacchetto in mano legge la scritta a caratteri cubitali “IL FUMO RENDE IMPOTENTI”.

Allora il signore pensa un attimino, poi si rivolge al tabaccaio chiedendo: “Non potrebbe darmi quelle che provocano il cancro?”.

Silenzio Assordante

18 marzo, 2008
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“Non esiste una via per la pace. La Pace è la Via”
(Dalai Lama)

Puntuale come un orologio svizzero è arrivata anche in questa misera campagna elettorale italiana la rimozione dei temi scomodi. Consigliata dal buonsenso e dai rispettivi esperti di comunicazione. Un classico. Solitamente però si cerca di evitare o si trascura volutamente il tema (considerato) più favorevole all’avversario. Stavolta, invece, il silenzio è bipartizan. Soprattutto su alcuni temi piovuti dal cielo come meteroriti in fiamme proprio durante la campagna elettorale. I due principali candidati premier tacciono su alcune questioni fondamentali, giocando a chi spara la promessa più grossa soprattutto sui temi economici e fiscali. Un classico.

Quel rompiballe di Giuliano Ferrara, invece, ha calato sul tavolo da poker della politica un asso pesante: l’aborto, con tutto il mazzo di temi etici. Silenzio. Di là Binetti e Pannella potrebbero trasformare una partita a carte in un duello rusticano. Meglio tacere. Di qua “i temi etici sono lasciati alla libertà di coscienza dei singoli” per non perdere anche quel fioco barlume di liberalismo residuo. Come dire: meglio non giocare, altrimenti dovremmo barare. Meglio glissare. Ma se non si parla di valori, di che parliamo? Vabbé dai, magari parlano dell’affaire Alitalia. Di come svenderemo ai soliti furbi cugini francesi la nostra compagnia di bandiera, ormai prossima al fallimento. Sshhh. Zitti. Altrimenti gli italiani potrebbero scoprire l’acqua calda. E cioè che i francesi ci daranno tre lire, che gli italiani l’avrebbero voluta acquistare a una lira, che pagheranno solo le centinai di lavoratori sulla via del licenziamento (in ogni caso), che non pagheranno tutti coloro i quali l’hanno portata sull’orlo del baratro.

Last but not least, il Tibet. Certo che questi stronzi dei cinesi potevano pure aspettare il 13-14 aprile. Che casino. E adesso che facciamo? Boh. Continuamo a parlare di ringovanimento delle liste (bum!), di quote rosa cresciute (che ridere!), sventolando la bandiera del “nuovo”. Nell’attesa, per ora vana, che parli almeno il Vaticano, segnando la rotta per i nostri politici disorientati. Perché non parliamo del genocidio culturale, oltreché fisico, perpetrato da anni dal Governo cinese? Perché continuiamo a fare affari con la Cina, salvo poi promettere in campagna elettorale un protezionismo per le nostre piccole e medie imprese che scompaiono di fronte ai prodotti cinesi? Perché non contestiamo la qualità e la sicurezza del lavoro in Cina che consentono la produzione di merci destinate a ridurci in breve tempo sul lastrico? È la globalizzazione, baby. L’abbiamo voluta. Ora sono cazzi nostri. Ssshhhhh…

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Il Tibet è una terra di una tale bellezza da mozzare il fiato. Una bellezza che invano gli eserciti conquistatori cercano di distruggere. Fra le sue montagne si celano segreti inaccessibili e sotto le sue nevi cova un fuoco che non si può spegnere in quanto è il fuoco stesso del mondo. Lì si può trovare sé stessi e si può trovare l’amore, la fede, la vita; si può conversare con Dio. È il luogo del sogno, della reminiscenza, della poesia assoluta, dell’armonia fra tutte le cose, sede di una cultura inarrivabile ed altissima. È il luogo dove il vento parla al cuore degli uomini e l’acqua è lo specchio delle loro migliori virtù; dove il cielo è una vertigine di luce ed i suoni delle nuvole sono le speranze del mondo che cantano. Sembra impossibile che alcuni uomini vogliano distruggere tutto questo, ma è quello che accade. Il Tibet ed i tibetani hanno bisogno di non essere dimenticati… Se perdiamo il Tibet, perdiamo noi stessi, ed i nostri sogni non avranno più un posto dove andare!“.

(Danilo Sacco – Nomadi, 2000)

Creazione…

17 marzo, 2008

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In sei giorni il Signore aveva creato tutte le cose: il sole, la luna, quello scemo di Maradona, i puffi, la forfora, e tutti gli animali del creato, tranne Andreotti, che era già suo segretario da tempo immemorabile“.

Giobbe Covatta

In questo sabato qualunque, è un sabato italiano…

11 marzo, 2008

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Le piazze sono le Chiese del popolo della sinistra e della destra, ovvero degli elettori (prima) e dei contestatori (poi) che eleggono i signori appollaiati sugli scranni nobili del Parlamento italiano, libero e democratico. Le piazze sono la platea dei sindacati che auto-finanziano (e quindi a spese nostre) cortei rumorosi e colorati ma, ad occhio e croce, del tutto inutili. Le Piazze sono il luogo di morte per chi manifesta, contesta o era lì semplicemente per ascoltare. Le Piazze sono altari  moderni su cui offrire il simulacro del proprio nemico al pasto lugubre dei ludibriosi vincitori. Le Piazze sono moderni Calvari nei quali gli occhi dei tanti, miei compresi, si riempiono ancora di lacrime al solo pensiero.

Eppoi le Piazze sono un’alcova per poche anime, intime, isolate e derise. A parlare di vita, di dignità e di libertà. Mentre un fischietto impertinente e costante di una pasionaria ormai canuta anche nell’anima prova a frenare, ma inascoltato, il flusso irrefrenabile delle parole. Siamo pochi e terribilmente orgogliosi. E liberi. Ci sono i vecchi, ci sono i giovani. Tutti inaspettati e quantomeno improbabili. Mancano solo quelli che dovrebbero esserci. Una vecchina ha gli occhi sognanti, è carica negli anni e cammina a fatica: voterà come me e la cosa mi rende felice. E credo lo sia anche lei per lo stesso motivo. Il cielo è grigio scuro su Piazza Farnese, ma per fortuna oggi non pioverà. 

stanley

il bel bruco e la bella Ciam…

10 marzo, 2008

 

In un prato vive un bruco molto carino.
Una sera il bruco esce tutto elegante, e incontra una bella bruca: “Ciao! Come ti chiami?”.
“Ciam!”.
“Ciao, Ciam! Vuoi venire in discoteca con me questa sera?”.
“Volentieri!” e se la porta via.
L’indomani sera, esce di nuovo messo tutto a puntino, e incontra un’altra pezzo di… bruca niente male: “Ciao! Come ti chiami?”.
“Ciam!”.
“Ciam anche tu? Vuoi venire al cinema con me stasera?”.
“Volentieri!” e se la porta via.
La terza sera, stessa storia, con un’altra splendida Ciam!
Alla quarta sera, esce tutto figo il nostro bruchetto, e a meta’ percorso incontra un’altra bellissima bruca. “Scommetto che ti chiami Ciam!”.
“Esatto!”.
“Vuoi venire a cena con me stasera?”.
“NO!”.


MORALE: Non tutte le Ciam belle escono col bruco!