Archive for gennaio 2008

la rivoluzione di uno..

30 gennaio, 2008

Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, l’imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un’insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno.

Gandhi

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… forse perché ci va, semplicemente!

25 gennaio, 2008

Ora possiamo dirlo ufficialmente, questacasanoneunalbergo va a Budapest, al gran completo, anzi di piu’!!! 🙂
La comitiva al momento conta 9 elementi, ma forse ci sarà qualche inserimento all’ultimo momento…
I motivi sono diversi…
forse perché è gemellata con NYC, Berlino e Istanbul (città dove abbiamo lasciato il segno), Lisbona e Vienna (nel nostro mirino)
forse perché ha la metropolitana piu’ antica dell’Europa continentale
forse perché ci sono nati Elek Bacsik, Ferenc Puskás, Imre Kertész, Harry Houdini, Dennis Gabor
forse perché anche loro hanno fatto la rivoluzione
forse perché è attraversata dal Danubio
forse perché «Budapest è la più bella città del Danubio; una sapiente auto-messinscena, come Vienna, ma con una robusta sostanza e una vitalità sconosciute alla rivale austriaca. Budapest dà la sensazione fisica della capitale, con una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia» (da “Danubio”, Claudio Magris, 1986)

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…forse perché ci va, semplicemente! 😉

Ore ~12.30

24 gennaio, 2008

“Si vede il sole dalla nostra finestra”

… finalmente.

Ho conosciuto…

23 gennaio, 2008

… una ragazza che mi ha detto:

“Dai, stasera vieni a casa mia che non c’è nessuno”

Tutto contento sono andato…  ed effettivamente non c’era nessuno!!!

 

Accade…

16 gennaio, 2008

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Accade in un Paese qualsiasi del globo terracqueo, nell’anno 2008 di nostra vita. Nel giorno della sua relazione in Parlamento sullo stato della Giustizia, il Ministro di Grazia e Giustizia accusa la Magistratura di aver “preso in ostaggio” sua moglie (arrestata in contemporanea con la relazione del marito) proprio per distruggere Lui, attraverso “una scientifica trappola, ordita mediaticamente prima e giudiziarmente dopo in modo vile e ignobile”. Sempre nello stesso Paese accade che la classe politica, tutta la classe politica, si ricompatti solo quando ci sono di mezzo il Papa e i problemi giudiziari del Ministro di Grazia e Giustizia stesso. O quelli di sua moglie.

Accade poi che la moglie del Ministro sia casualmente anche la Presidentessa del Consiglio di una Regione di questo Paese che da anni è sepolta sotto tonnellate di monnezza, senza che nessuno della suddetta classe politica abbia mai alzato un dito per risolvere un problema tanto grave per la gente quanto proficuo per la malavita organizzata e i suoi soci sostenitori. Tutta la classe politica si scanna per porgere solidarietà al premier in pectore di questo Paese. Tutti tranne uno. Un fascista, ahimé, che osa addirittura sostenere che il Ministro di Grazia e Giustizia dovrebbe dimettersi (visto che lui stesso si era dimesso da Ministro dopo essere stato indagato).

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Accade inoltre, sempre nello stesso Paese, che una minoranza di professori e di studenti del più grande e importante ateneo di questo Paese decida di ostacolare la lectio magistralis del Papa all’università. Ok per il laicismo. Ma la libera circolazione delle idee, il confronto, il dialogo con gli altri, con chi la pensa in maniera diversa dov’è? E dov’erano questi giovinsignori quando la stessa università insignì il suo precedessore della laurea honoris causa in giurisprudenza? In preda a un delirio di vittimismo, il Papa ha pensato bene di evitare qualche fischio e una rumorosa contestazione. Meglio il suo fido balconcino della domenica. Ma se fosse stato invitato il Dalai Lama, gli stessi personaggi si sarebbero comportati nello stesso modo?

In tutto questo marasma, l’unica sferzata di novità, l’unica nota di colore, la porta un altro fascista. Ahimé, again! Uno che, nella Capitale di questo Paese si permetto il lusso di tingere di rosso prima la fontana più famosa del mondo e poi la scalinata più famosa del mondo. Uno che ha il coraggio (esaltato o meno chissenefrega) di protestare col sorriso, di portare un po’ di scompiglio, di bloccare con un semplice gesto la vita della città.

È un Paese bloccabile da chiunque, da camionisti e metalmeccanici, da tassisti e lanciatori di palline colorate. Questo Paese è il nostro Paese. Coraggio.

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