Archive for novembre 2007

questacasa under attack!

30 novembre, 2007

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questacasanonèunalbergo sta subendo uno dei più gravi attacchi alla sua esistenza. sapevamo di doverlo fronteggiare. ora ci siamo. e siamo pronti. ci chiedono aumenti. ci chiedono cose da legulei. lo spirito libero della casa è a rischio. il portafogli pure. ora è il tempo della mediazione. ma le barricate sono pronte. ci vogliono costringere a mettere la tassa sui nostri ospiti. a far pagare loro l’amaro del capo o la ‘nduja o una branda per le notti nella casa. ma dico, stiamo scherzando? resistere, resistere, resistere…o traslocare la nostra filosofia dentro altre mura. più accoglienti e meno venete.

Dante in prime time

29 novembre, 2007

Dante in prima serata RaiUno. Capita una volta ogni 5 anni, qualunque sia il Governo. Sì, perché pure Dante è a rischio censura. Dante in prima serata RaiUno senza interruzioni pubblicitarie. Insomma la RAI che vorremmo. E che abbiamo una volta ogni 5 anni. Stasera dopo il TG.

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“Cari Italiani,

con immensa allegria e col cuore che cinguetta come un fringuello appena nato, il 29 novembre in diretta su Raiuno, staremo un paio d’ore insieme a parlare del regalo più bello che ci è cascato addosso. Dobbiamo capire cos’è l’amore. Ne tracceremo la storia. Dal primo libro della Genesi, all’ultimo libro di Bruno Vespa, dalla lettera di pace di San Paolo ai Corinzi: ‘per quante cose io assuma in mio conto se non ho l’amore io non sono nulla’, alla lettera di scuse di Berlusconi a sua moglie: ‘… E dai Vero, stai buona, sò bagattelle…’. Dalla rottura della Pace tra Greci e Troiani secondo Omero: ‘Causa ne fu la Divina femminilità di una Donna’, alla recente rottura della pace tra AN e Forza Italia secondo Vittorio Feltri: ‘La causa è una sola, problemi di gnocca’. Vedremo gli enormi passi avanti fatti dall’Umanità su questo tema”.

“Sì, parleremo del sesso, il motore del mondo, percorrendolo nei suoi aspetti più estremi. Dalla libidine sfrenata alla totale repressione. Insomma da Casanova a Sandro Bondi. Parleremo di politica, da Voltaire: ‘Non sono d’accordo con quello che dici ma sono pronto a morire purché tu lo dica’, a Silvio Berlusconi: ‘Chi vota a sinistra è un coglione’. Parleremo della grandezza dell’Italia cercando di capire che cosa abbiamo fatto di bello per meritarci città come Milano, Firenze, Roma dove sono nati uomini come Manzoni, Michelangelo, Cesare e cosa abbiamo fatto per meritarci città come Arcore, Ceppaloni, Montenero di Bisaccia e… non mi ricordo dove è nato Buttiglione”.

“E poi lasceremo parlare Dante. Ci faremo dire da lui cos’è quella nostalgia dell’infinito, quella ventata di annientamento che ci precipita addosso quando ci si innamora e smantella tutta la nostra vita, quella sensazione felice, pericolosa e rara che unisce sensualità e tenerezza e ci rende immortali. Ce lo faremo dire da lui con parole antiche e commoventi che hanno attraversato i secoli per posarsi sulle nostre labbra. Nulla di solenne, semplicemente la bellezza. A giovedì”. 

(RB)

Istànbul non è bella…

27 novembre, 2007

Mi cazziano in continuazione: “manca solo un post su Istànbul”…

Non so perché a sto giro non ho scritto subito, forse perché non avevo tempo, forse perché non avevo voglia… o perché nel frattempo ho visitato altre 5 città. Realizzo solo ora che forse le sensazioni di questo viaggio volevo tenerle per me, semplicemente.

Istànbul ha una storia antichissima ma non la vedi…

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Istànbul non è una città turistica, è una città da vivere…


Istànbul non è bella, è maledettamente affascinante!

Istànbul non è il posto più bello che ho visto, il più bello è quello che devo ancora visitare… con gli stessi Grandi Amici!

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(DP in prospettiva…)

ps: e stasera Forza Fenerbahçe

La vita dovrebbe essere vissuta al contrario…

26 novembre, 2007

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Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato.

Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.

Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio.

Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.

Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro.

Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.

Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare.

Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè.

Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene.

Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.

E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.

(Woody Allen)

Istanbul, mon amour…

18 novembre, 2007

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Parlo del colore dei cipressi, dei boschi bui nelle valli, delle abitazioni di legno trascurate, sgombrate e abbandonate, delle barche arrugginite e malmesse, della poesia delle navi e delle ville dello stretto che soltanto chi ha passato la vita su queste rive può capire; parlo del sapore della vita tra le rovine di una civiltà una volta grande, maestosa e originale”

(OP, Istanbul)

Mi sono innamorato di Istanbul. Niente di più difficile quando le aspettative sono così alte. Niente di più facile una volta che ci hai messo piede. Istanbul è tutta un Gran Bazar. Istanbul è il caos elevato a sistema. Un caos ordinato e perfetto. Istanbul è una ragazza splendida, con pantaloni attillati, stivali, tacchi a spillo ma col capo sempre velato, a metà strada tra modernità e tradizione, tra un passato islamico e un presente forzatamente laico. Istanbul è un clamoroso calderone urbanistico con dentro i minareti svettanti di Sultanhamet e i condomini di cemento scrostato a tre piani di Galata, i grattacieli modernissimi che spuntano qua e là e le casette di legno al Serraglio. Istanbul è un chiasso infernale. Il clacson dei taxi impazziti, il suono strozzato delle sirene della polizia (onnipresente). Il vociare scalmanato dei venditori ad ogni angola di strada, rotto soltanto dallo struggente richiamo alla preghiera dei muezzin.

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Istanbul è preghiera e commercio. La ricerca continua di fregare il prossimo e una vocazione mediterranea al sorriso verso gli altri si mescolano al frenetico anelito religioso per la preghiera delle 11 a Eyup. Istanbul è un carrettino zoppicante giù a Eminonu, tra sardine e sgombro fumante, sotto lo sguardo impertinente delle canne dei pescatori di Galata Koprusu. Istanbul è la severa e misteriosa sponda asiatica, con i suoi quartieri-dormitorio, lontana dai lustrini e dai flash dei turisti, ma non per questo meno animata e caciarona. Istanbul è mare allo stato puro. Lì sulla punta del Serraglio, dove dallo scontro tra il Mar di Marmara e il Bosforo nasce il Corno d’Oro. Un’affascinante lingua d’acqua che taglia in due la Istanbul europea, dipingendo panorami meravigliosi, offuscati solo dalla cappa di smog che avvolge la città. Istanbul è un gigante di argilla, appollaiato per una trentina di chilometri sulle rive del Bosforo, fino al tuffo nel Mar Nero. Dove l’Occidente di colpo sparisce e compaiono le piccole case dei pescatori di Anadolu Kavagi che si specchiano nelle acque scure solcate da grandi petroliere e piccoli pescherecci. Istanbul è la vita notturna di Beyoglu, dove i giovani turchi si vestono, mangiano, vivono e si divertono come i ragazzi occidentali. Tra musica di strada e kebab, caldarroste e cozze fritte. Guidati dalle loro bandiere rosse con la mezzaluna e una vecchia fotografia di Ataturk. Goodbye Istanbul…

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