La solitudine dell’ala sinistra

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C’è aria di ferie. Tra i pochi rumori elargiti dai primi giorni di agosto, il ronzio dei ventilatori. Il silenzio favorisce il riposo dell’udito, messo a dura prova durante l’anno da una città caciarona per storia, stile, cultura. Gli altri sensi si risvegliano. Di colpo. E allora ti capita di sentire anche qui l’odore degli alberi per strada e nei parchi o il profumo di una costata adagiata sul barbecue. Sempre se non hai le narici sfondate dal catrame delle cicche.

Ho sempre pensato a quanto dev’essere bella la città nella calma piatta di agosto. Ti compri la tua stecca di sigarette per non dover girovagare a caccia di qualche tabaccaro solidale con i fumatori. Ti prepari un’adeguata scorta alimentare per lo stesso motivo. Ti trascini al lavoro per godere dello spopolamento dell’ufficio e del condizionatore personalizzato. Parcheggi dove, come e quando vuoi. Ti ritrovi con le comodità della provincia ma con le opportunità di svago della metropoli.

E’ l’ultimo weekend prima della sempre meno agognata discesa negli inferi del meridione d’Italia. Le tre settimane che ti risputano a contatto con le tue radici e saziano l’avida attesa dei parenti che bramano la tua presenza fisica. Beh certo, ti lamenti ma vai a sciacquarti le palle nelle tue acque natie e cristalline (quando i depuratori e il vento fanno il loro mestiere e le buste di monnezza non galleggiano come boe). Si, ma non oso immaginare che strazio sarebbe se dovessi tornare ad agosto in qualche sperduto borgo dell’entroterra crotonese.

Comunque l’ultimo weekend prima delle “vacanze” di solito è foriero di disperati tentativi di salutare tutti gli amici (come se dovessi non rivederli più). Scommettendo magari sulle ore necessarie per scavalcare il familiare serpentone che ti attende, come Caronte, all’imbocco della Salerno-Reggio Calabria per traghettarti docilmente fino a casa. Negli inferi, appunto.

Quest’anno l’ultimo week-end lo trascorro da solo, senza la premurosa e rassicurante presenza di Mukka che lenisce solitamente le ferite della partenza. Sopravviverò naturalmente, grazie alla compagnia degli abitanti e dei frequentatori della casa. Sopravviverò anche alle tre settimane calabre. In attesa di ri-ascoltare la la profonda voce fascista del mio capo, felice di riabbracciare la sua fedele ala sinistra. E un’altra estate è andata…

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4 Risposte to “La solitudine dell’ala sinistra”

  1. donnaemadre Says:

    Roma d’agosto. Io non so di quale grande città che si svuota d’agosto tu stessi parlando, ma Roma non si svuota più. Tutto quello che dici, parcheggiare dove e come vuoi, le comodità della provincia con le opportunità della grande metropoli, a Roma non si sposano più. Secondo me la causa è da ricrcarsi nel mercato immobiliare: quando una banca scelse come slogan pubblicitario la frase “Per accendere un mutuo hai spento tutto il resto?” (più o meno suonava così), mi si accapponò la pelle, di fornte a quella nuda, cruda e crudele verità. E’ così, il parcheggio si trova solo nelle zone dove sorgono case popolari non ancora messe in vendita. Le strade consolari sono gremite non di vacanzieri, bensì di pendolari, che si sono comprati la casetta a ridosso della capitale mettendo in conto “un’oretta di viaggio”, per poi rendersi drammaticamente conto che le ore sono almeno due. Forse in questa circostanza ti puoi invece godere il tuo sud (i tuoi parenti non so…): in vacanza non ci si va più, tutti i miei collegh

  2. donnaemadre Says:

    i hanno dato la disponibilità, pare che tutti restino a casa. “Dove passi le vacanze?” “A Balconata Marittima”, è la spiritosa risposta che abbiamo imparato a dare: balconata marittima, il balcone di casa propria. Che poi non è poi tanto male. Le nostre case durante l’anno sono usate come spogliatoi, non esiste più l’angelo del focolare, la regina della casa, non esiste più neanche la casa, ma un ricovero dove poterci docciare e cambiare in fretta, quasi come una cabina sulla spiaggia, e a volte poco più grande.
    Ho paura che il boom si finito: con lui finirà anche una certa superficialità, e torneranno in augei buoni vecchi principi, dovuti spesso più a necessità che a virtù? Impareremo a leggere un libro comodamente seduti in poltrona, interrotti dalla vicina che ci porta i suoi biscotti, e che gusteremo insieme a lei davanti a un buon caffè?

  3. political maniac Says:

    già, mio romantico amico… il clima è quello della smobilitazione vacanziera. un po’ più semplice prendere l’autobus, un po’ più semplice parcheggiare, un po’ più semplice resistere anche ai capi milanesi che si vergognano un po’ di più quando devono rompere i coglioni (ma mai che smettano di farlo)… certo, quando vai in vacanza in estonia scopri che la solitudine è un’altra cosa, ma la metro a senza sardine e con qualche tonno spaesato ha il suo porco perché… solo la politica non va in vacanza, e political continua a farle da balia. approfittare dell’estate per tacere non è uno sport molto praticato in questo belpaese. il caldo molle e umido aiuta però ad abbassare il volume e a guardarli abbaiare come fossero in un acquario. c’è sempre il pesce pulitore che minaccia, il pesce palla che veleggia placido prima di sbattere il muso contro il vetro, il delfino che è l’ultimo arrivato e deve farsi notare, la tartaruga che nessuno vuole nell’acquario ma fa tanta simpatia, i pesci rossi che animano il dibattito e increspano la superficie… che dire… noialtri ci butteremo un occhio quando e se ci va, ma senza esagerare. del resto, aspettiamo tutti quanti un’onda anomala, no? buona estate. o quel che ne rimane.

  4. the rethor Says:

    le orecchie fischiano quando il rumore cala. la città d’estate è di una bellezza quasi sconvolgente…anche se non smobilita mai del tutto. un certo lavorio, un po’ da formiche la percorre ancora da parte a parte. la maggior parte parte. e quello che normalmente non si vede trasuda fuori come umidità. il tuo baretto che chiude ti spinge un po’ più in là fuori dal quartiere. con i pochi amici rimasti si crea una fratellanza particolare, da reduci. e poi escono fuori i matti. quelli che prima non ci facevi caso. i vecchi pazzi e i giovani pazzi. quelli che urlano e quelli che stanno zitti. tutti invariabilmente soli. e mentre ti fai la solita cicca e la solita birra in un dehor diverso respiri la solitudine e la malinconia torrida della gente che rimane. perchè qualcuno rimane sempre.

    (detto questo, non vedo l’ora di andare al mare. e come sempre sono orgoglioso e felice di non essere a milano. perchè qui anche la tristezza può avere un senso. lì è solo triste)

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