Archive for agosto 2007

Un calzolaio e un pescivendolo

24 agosto, 2007

É un vero peccato che impariamo le lezioni della vita solo quando non ci servono più.

Oscar Wilde

 

Sacco e Vanzetti

Tutti noi dovremmo trarre insegnamento dalla storia… non per fare delle “rivoluzioni”, ma per imparare a vivere civilmente.

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A volte ritornano… e io tornato sono!

23 agosto, 2007

Ebbene si, anche queste vacanze sono finite. Con il dubbio sempre presente: “e’ meglio andarci a giugno, luglio, agosto o settembre?… o non andarci mai?… o esser sempre in vacanza?…” ora ci rimane “solo” qualche week end nell’amata isola…

Un’estate pianificata e stravolta nel suo percorso … dove il FLUIDO l’ha fatta da padrone.

Cosi in 3 settimane ho percorso circa 3.000 km e un centinaio di miglia marine… attraversando Stati interi come la Sardegna, il Salento e la Grecia (perche’ di Stati si tratta)

Navigando su Iemanja, rotta verso la Grecia

Mare, vento, alba, tramonto, natura, cibo, silenzio, caos, sirtaki, pizzica. Situazioni molto diverse, apparentemente contrastanti, ma che lasciano comunque il segno.

Ringrazio di cuore chi mi ha fatto sentire a casa in terra “straniera”. In un’estate all’insegna degli Amici…mi siete mancati solo Voi, umbe’.

W4lls

Anche quest’anno qualcuno ha portato dei fiori…

9 agosto, 2007

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la chitarra le piaceva proprio. aveva imparato in fretta a suonarla, da sola, e in fretta era diventata la più brava. si era esibita anche in francia, giornali entusiasti e la provincia trentina orgogliosa. come orgogliosi erano papà carlo e mamma elsa, che la domenica portavano le figlie a messa e non le facevano uscire la sera.
la chitarra le piaceva proprio, ma in fondo era abituata a fare tutto così, margherita. le piaceva andare in fondo alle cose. serietà. impegno. studio. determinazione. fatica. successo. non che il successo le piacesse, anzi. era timida, riservata. e dolce, dicevano di lei i compagni di sociologia. sempre un passo indietro e una parola in meno. però gli occhi. gli occhi erano alti e attenti, ascoltavano tutto e aspettavano ogni parola per vagliarla. non giusto o sbagliato. ma possibile o impossibile. realizzabile o irrealizzabile. del resto, c’era bisogno di qualcuno con un briciolo di concretezza, in quelle stanze. quando vuoi tutto, c’è bisogno di qualcuno che pensi seriamente a come prenderlo.
era bella, margherita. anche nelle foto del matrimonio, nonostante fossero le 5 e 30 del mattino e papà carlo non fosse poi così felice. sono sempre gelosi i padri, delle figlie. “ma hai mangiato? perché secondo me quello che ti sei sposato non ti dà da mangiare
beh, in fondo mangiare non era la prima preoccupazione di renato. era il teorico, lui.
la concretezza era roba di margherita, o “mara”, come ormai la chiamavano tutti. dopo il trasferimento a milano, non era più la studentessa da 110 e lode, né più soltanto la ragazza di curcio. quella che non parlava alle assemblee e sorprese tutti il giorno della laurea salutando la commissione con il pugno alzato. in quella milano “mostro feroce che divora tutto ciò che di naturale, di umano e di essenziale c’è nella vita”, mara è la compagna che compra la macchina, firma il contratto per la prima casa sotto falso nome, impara a sparare, insegna ai compagni a disegnare. la stella a cinque punte.

e dopo la prima stella, dopo il primo comunicato (ma quello era roba di renato), dopo la prima macchina bruciata agli spioni di fabbrica, dopo il primo cartello appeso al collo di un dirigente fascista, dopo la prima rapina per autofinanziarsi, la strada era segnata.
“non sono cose troppo grosse, sai mamma. sono piuttosto cose serie e difficili che tuttavia vale la pena di fare”.
valeva la pena di fare.
“questa società, che violenta ogni minuto tutti noi, togliendoci ogni cosa che possa in qualche modo emanciparci e farci sentire quello che siamo, ha estremo bisogno di essere trasformata da un profondo processo rivoluzionario.”

valeva la pena? mah. difficile dirlo quando ti ricordano come uno dei più grandi perdenti della storia d’italia. e ricordano quegli anni come un errore. un fallimento. il tradimento della rivoluzione. e di tante altre cose.
difficile dire se valeva la pena quando muori a 30 anni fuori da una cascina nelle langhe con un proiettile che ti attraversa da parte a parte. con una borsetta nera, mara, e un mitra a tracolla. con le mani alzate e una ferita al braccio che ti impedisce di muoverti, e di sparare. senza morti sulla coscienza, mara, ma con la lotta (ancora) nel cuore.
“cara mamma, esistono moltissime condizioni oggi per trasformare questa società e sarebbe criminale (verso l’umanità) non sfruttarle. tutto ciò che è possibile fare per combattere questo sistema è dovere farlo perché questo io credo sia il senso profondo della nostra vita”. 

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per ricordare (e non per assolvere) mara cagol, capo della colonna torinese delle (prime) brigate rosse.

political maniac

Chiuso per ferie!

6 agosto, 2007

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La casa chiude. Tre settimane di ferie meritate, alla fine di un altro anno, il primo raccontato on line. Eh sì, perché ormai le nostre stagioni sono indissolubilmente legate all’anno scolastico/universitario (almeno finché Rutelli ci consente di sognare). Ci rivedremo a fine agosto, pronti a ripartire, ancora in questa casa che ormai è per noi refugium peccatoribus oltreché non-luogo virtuale.

Negli ultimi giorni abbiamo svuotato le dispense e il frigorifero. Che, probabilmente irritato da un’insolita carenza di viveri, ha deciso di smettere di funzionare proprio due giorni prima della partenza. In ferie anche lui. Così dopo lavatrice, rubinetti vari, vasca da bagno, scaldabagno e rotture varie, stavolta è il personaggio più importante della casa ad averci abbandonato. Lo lasciamo alle cure affettuose del nostro padrone che (speriamo) ce lo restituirà nuovo a settembre.

Dopo quasi sei mesi di blog, ci sarebbe da fare un bilancio. Ma a noi non piacciono. Vogliamo solo ringraziarvi per la fiducia che ci accordate e per tutte le volte che riempite di parole questo posto o fisicamente la nostra casa. Avrete naturalmente gli aggiornamenti anche dalle nostre casette ufficiali. E vi preghiamo, soprattutto per chi resta ancora al lavoro in questa settimana, di inviarci qualche pezzo per la Finestra sul Cortile.

Let’s enjoy, forse…

P.S.: un forte abbraccio a Half e, soprattutto, a Yager…

La solitudine dell’ala sinistra

3 agosto, 2007

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C’è aria di ferie. Tra i pochi rumori elargiti dai primi giorni di agosto, il ronzio dei ventilatori. Il silenzio favorisce il riposo dell’udito, messo a dura prova durante l’anno da una città caciarona per storia, stile, cultura. Gli altri sensi si risvegliano. Di colpo. E allora ti capita di sentire anche qui l’odore degli alberi per strada e nei parchi o il profumo di una costata adagiata sul barbecue. Sempre se non hai le narici sfondate dal catrame delle cicche.

Ho sempre pensato a quanto dev’essere bella la città nella calma piatta di agosto. Ti compri la tua stecca di sigarette per non dover girovagare a caccia di qualche tabaccaro solidale con i fumatori. Ti prepari un’adeguata scorta alimentare per lo stesso motivo. Ti trascini al lavoro per godere dello spopolamento dell’ufficio e del condizionatore personalizzato. Parcheggi dove, come e quando vuoi. Ti ritrovi con le comodità della provincia ma con le opportunità di svago della metropoli.

E’ l’ultimo weekend prima della sempre meno agognata discesa negli inferi del meridione d’Italia. Le tre settimane che ti risputano a contatto con le tue radici e saziano l’avida attesa dei parenti che bramano la tua presenza fisica. Beh certo, ti lamenti ma vai a sciacquarti le palle nelle tue acque natie e cristalline (quando i depuratori e il vento fanno il loro mestiere e le buste di monnezza non galleggiano come boe). Si, ma non oso immaginare che strazio sarebbe se dovessi tornare ad agosto in qualche sperduto borgo dell’entroterra crotonese.

Comunque l’ultimo weekend prima delle “vacanze” di solito è foriero di disperati tentativi di salutare tutti gli amici (come se dovessi non rivederli più). Scommettendo magari sulle ore necessarie per scavalcare il familiare serpentone che ti attende, come Caronte, all’imbocco della Salerno-Reggio Calabria per traghettarti docilmente fino a casa. Negli inferi, appunto.

Quest’anno l’ultimo week-end lo trascorro da solo, senza la premurosa e rassicurante presenza di Mukka che lenisce solitamente le ferite della partenza. Sopravviverò naturalmente, grazie alla compagnia degli abitanti e dei frequentatori della casa. Sopravviverò anche alle tre settimane calabre. In attesa di ri-ascoltare la la profonda voce fascista del mio capo, felice di riabbracciare la sua fedele ala sinistra. E un’altra estate è andata…