100 di questi giorni, 100 di questi concerti…

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“Ogni azione della nostra vita, anche la più piccola,
è responsabile della bruttezza o bellezza del mondo”
(MY, Memorie di Adriano)

1984. No, dimenticate Orwell. Sareste sulla pista sbagliata. Il blog sui libri è un altro, quello di Giulia. Settembre 1984, festa al mio paese, piccolo e sperduto nel buco del culo d’Europa. Fuochi d’artificio, popcorn, giostre e mastazzola, la banda in giro per le strade alle 8 di mattina e gli emigrati che tornano per rendere omaggio alla Madonna. A 6 anni ti sembra tutto molto figo (ora un attimino di meno). In piazza “cc’e lu cantante”. I miei mi ci portano perché dicono che suona un bel gruppo. E poi sono quelli che cantano Auschwitz, la mia ninna nanna preferita dalla tenera età di 2-3 anni. Sul palco si agita un omone con la barba, sudato, con la salopette jeans. I ricordi s’interrompono. Mi dicono che dopo tre ore e mezzo di concerto, quei pazzi sul palco non ne volevano sapere di smettere di suonare. Intervenne la forza pubblica a staccare il generatore di corrente che alimentava la musica per dare il via allo spettacolo pirotecnico.

E’ chiaro che ero un predestinato. O forse uno sfigato, secondo i punti di vista. Da quel giorno sono passati tanti anni, tante strade, tanti concerti. Roma o Boville Ernica, Pescara o Viareggio, Novellara o Rombiolo, Umbertide o Benevento, Pontassieve o Terni, Nuoro o Tivoli, Firenze o Casalromano. Ho conosciuto l’Italia coi suoi sapori e le sue terre. Ho viaggiato col treno e col taxi, coi mezzi pubblici e con la macchina, col camper e a piedi. Ho cantato in compagnia di genitori, zii, cugini. Ho portato con me amici di tutte le età della mia vita, ragazze, fidanzate e conoscenti. Ho conosciuto lì nuovi amici e nuove storie. Ho rivisto vecchi volti dimenticati col tempo e dal tempo. Con tutti ho un condiviso un momento di gioia, di allegria, di tristezza e di dolore. Ho bevuto una birra o una coca, un bicchiero di vino o una grappa. 

“Cammina, cammina quante scarpe consumate
quante strade colorate cammina, cammina…”

Ho visto anche tanti nomadi diversi passare sopra e sotto il palco. Tutti convinti di poter cambiare il mondo con un piccolo gesto quotidiano. Lontani dalla politica ufficiale e dai governi più o meno amici. I nomadi sono le persone che gravitano intorno a quel mondo. Non sono un gruppo musicale. Sono un’idea di società, uno stile di vita. Fuori dalle righe, fuori dalle mode ma dentro la storia. E io temo che sarò costretto a continuare a starci dentro a questa grande famiglia, per altri 100 di questi anni…

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3 Risposte to “100 di questi giorni, 100 di questi concerti…”

  1. walls Says:

    Postspessissimo….
    il primo concerto nella citta’ di origine, il 100mo in quella di adozione… lo spirito nomade costante nel tempo…

    il mix tra il tuo sguardo e quello di mukka era divertentissimo. per fortuna c’ero.

    peccato che i nomadi non siano tecnologici come te 😀

  2. giulia Says:

    …….Cammina cammina, quante strade
    partire ritornare,
    rimangono nel cuore e nella mente……

    da qui a “scarpe diem” la strada è breve….il romanzo ovviamente…quanta strada hanno fatto le nostre scarpe e quanto hanno da insegnare e raccontare!

    ps. cosa mi hai ricordato….1984 di Orwell…da “top five” 😉

  3. Gasperino er Carbonaro Says:

    Ma basta! Dio e’ morto, Che guevara anche…Castro va pe’ uno… e io non e’ che mi senta troppo bene!

    BASTA CO’ STI NOMADIIIII! FOSSILI DEL QUATERNARIO!

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