Archive for Mag 2007

Kebabbate

14 Mag, 2007

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Questa mattina W4lls mi ha giustamente fatto notare che solo nei giorni seguenti ad un viaggio ci si rende conto di ciò che si ha vissuto…

Scusate, ma io non ho resisitito. Dovevo scrivere. Volevo. Perchè nonostante gli occhi mi si chiudano e debba fare sforzi fantozziani per sembrare fresca come una rosa agli occhi del capo, nonostante abbia il colorito del kebab di Check Point Charlie, nonostante siano passate troppe poche ore perchè possa smaltire anche solo l’idea di aver trascorso una notte in bianco, sotto la pioggia, con 20 ore di cammino sul groppone (di cui almeno 5 di delirio isterico),  nonostante la mia mente non mi permetta di considerare ancora con lucidità quanto immagazzinato con gli occhi e con il cuore… ebbene, malgrado tutto, volevo lasciare un segno, qui, oggi.

Sono felice di avere curiosato nell’essenza di una città che ho sentito e sento ora più che mai vicina, quasi famigliare.

E sono felice di voi, di noi, di questi attimi condivisi.

Perchè malgrado (e forse anche grazie a) il cielo dispettoso, i cerotti penzolanti, i piedi infortunati, gli stomachi devastati, le tempie pulsanti, i nasi gocciolanti e le palpebre calanti abbiamo divorato Berlino e ce la siamo portata a casa. Con tutto il suo carico di assurdità, contrasti, speranze. Ci siamo portati a casa la sua caparbietà, il suo silenzio e il suo incredibile ordine che fa da filo conduttore al suo terribile e magnifico disordine.

Perchè non si può dire che Berlino sia bella. Perchè Berlino ti chiude le parole in bocca. Non ti fa respirare. Berlino ti commuove, ti scuote, ti sorprende. Questa è la sua bellezza e il suo carisma.

Ti sembra di portarla nel cuore, di averla racchiusa in qualche fotografia. In realtà poi ti rendi conto che prima di ogni altra cosa è stata lei a rapire te.

E scendi da un aereo, ti ritrovi a casa e ti accorgi che hai lasciato qualcosa. Lì.

E godi della consapevolezza che la tua impronta non è isolata. Ce ne sono altre sei, parallele.

Grazie.

Le valigie son chiuse….

11 Mag, 2007

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… e speriamo di aver preso tutto!

questacasanoneunalbergo trasloca momentaneamente al Pegasus Hostel Berlin. E’ il nostro primo viaggio all together. Dormiremo naturalmente tutti insieme appassionatamente, con un paio di ospiti del blog. Il portiere veglierà sul nostro (scarso) sonno. Ritorneremo la settimana prossima con qualche valigia in più… piena di nuove emozioni ed esperienze…

Naturalmente non dimenticheremo gli amici che rimangono in Italia. Sarete nei nostri pensieri…come sempre!

Auf Wiedersehen

Nostos Algos

6 Mag, 2007

Non si ha nostalgia, in definitiva, che di se stessi, di quella rete di significati e di rapporti che danno senso all’esistenza e alla quale ciascun individuo si identifica fino a non potersene più differenziare” (R. Beneduce, 1998)

Da quando sono a Roma, ho scoperto il senso di appartenenza, il significato di sentirsi parte di un tutto più grande e ho sentito sulla mia pelle quello che i miei grandi padri antropologi mi sussurravano…. E’ solo mediante il contatto con l’Altro che prendiamo consapevolezza del Noi; entrambi ci arricchiamo nella misura in cui poniamo all’altro nuove domande, dischiudiamo mondi possibili, mantenendo la nostra totalità e complessità e buttando preconcetti inutili, di cui è vittima l’Altro tanto quanto il Noi.

 Roma mi ha insegnato questo, e molto altro.

Mi ha regalato la chiave di porte sconosciute, alcune solo socchiuse, altre spalancate, ma tutte mi hanno dato la possibilità di mettermi in discussione, di guardare al di là del mio orizzonte.

E mi ha restituito la chiave di casa mia, del “campanile di Marcellinara” di demartiniana memoria, di quell’universo di significati entro il quale sono nata e di cui solo ora apprezzo tanti aspetti.

Etimologicamente, “nostalgia” è “il dolore dell’impossibilità del ritorno”. Direi che nel mio caso è un “dolore per la possibilità del ritorno”.

Questa nostalgia allenta le certezze, cementa la crescita e scivola piano, in queste giornate di pioggia.

Buon viaggio hermano querido…

5 Mag, 2007

Proprio adesso che lo avevamo trovato, lo perdiamo subito. L’unico ospite della casa dalle radici capitoline, orgoglioso della sua romanità ma cosmopolita per mentalità, gusti, stile. Mamma VF ci ha fatto conoscere in un gelido giorno d’inverno. Mamma VF ce lo rapisce in un piovoso weekend di primavera e se lo porta a Milano col suo carico di sogni. Un altro buon motivo per odiare questa città.

In valigia il suo slang forbito di borgata e qualche verso di Remo Remotti, il suo naso da Guinness (la birra) e un disco dei Pink Floyd, la sua rude dolcezza e un’innata creatività da toilette, la sua ironia da guascone e una sciarpa giallorossa. Le nostre strade si dividono, solo per un pò. Il suo cuore e i suoi affetti restano qui. Ci rivedremo presto, in qualche splendido giorno.

“Buon viaggio hermano querido
E buon cammino ovunque tu vada
Forse un giorno potremo incontrarci
Di nuovo lungo la strada…”

Ma è solo un arrivederci, per rivivere ancora insieme alcuni (celebri) spaccati di romanità:
– aho’, la XXX sta proprio ggonfia
– che voi scopà?!
– c’hai ‘n culoo che parla da solo
– anvedi, sta pe’ arivà ‘na nfornada de cozze
– ‘n tempo de guera, ogni bugo è ‘na trincea
– c’hai ‘n culo che te se porta ‘n gloria
– è cosi brutto che se je casca a morte addosso fa scopa
– è ‘n trancio de sesso
– solo la nebbia, c’avete solo la nebbia….

Daje Gasperi’

1 maggio

3 Mag, 2007

è passato anche il 1° maggio… la casa si è divisa tra chi è andato a Villa Celimontana a godersi un po’ di nuvole, chi è rimasto a casa a letto con l’influenza 😦 e chi, santo tra i santi, è ANDATO A LAVORARE… Già, mentre molti si divertivano, bevevano, cantavano, fumavano e cercavan risse, CanaMan (anima pia) portava avanti l’economia di una multinazionale dello spettacolo…

No comment sul concerto in sè… riportiamo solo un’affermazione: “C’è stato il concerto del primo maggio, per la festa del lavoro. Peccato che il pubblico fosse costituito per la maggior parte da gente che non lavora ancora e che sul palco ci fossero molti che farebbero meglio ad andare a lavorare. I lavoratori veri erano a casa a sentirsi un disco dei Pooh. (Il Ruggito del Coniglio)”