Calling Elvis

by

“Hey now, if your baby leaves you,
And you got a tale to tell.
Just take a walk down lonely street
To heartbreak hotel”

Dov’eri tu quando è morto Elvis? Una domanda del cazzo per qualcuno, l’inizio della fine del mondo per altri. E io, da buon mitomane rock n roll che in quel bacino e quel ciuffo ci ha sempre creduto fermamente, l’ho sempre presa dannatamente sul serio, quella domanda. Ben più di quella santanselmica sull’esistenza di dio, per intenderci. Era l’agosto del 77 o giù di lì, quando si stava spaccando il mito del sesso, il socialismo ed il gt. Io stavo da poco nella pancia di mammà, da dove sarei uscito qualche mese più tardi, settimino. E non è particolare di poco conto. Il mio musetto piangente ha messo fuori il naso agli sgoccioli di novembre, in un grazioso buco poco sotto le sorgenti del Po. Novembre meno sette fa aprile, se non erro. E per pochi giorni, volendo attenersi al calendario solare, ho mancato il 21. Quando due fratellini rissosi, tanti tanti anni fa, hanno tirato due solchi e hanno detto, cristo questa sarà la città più incredibilmente figa della storia. Tanto meravigliosa che si sono subito scannati per lei, perché per nessuna ragione al mondo se la sarebbero divisa. Di acqua sotto i ponti poi ne è passata giusto un po’, limacciosa e sporca come il tevere (biondo!). Sono passati cesari, pezzenti, stranieri, barbari, soldati, poeti, cafoni, tanti papi, qualche stronzo, un paio di dittatori (i re no, quelli ce li siamo tenuti a Torino). Una quantità inusitata di mattoni, pietre, suole, pellicole e macchine da presa. Baci, coltellate, parate, proteste, puttane e gran donne (ah, quanto i maschi sono veloci nel chiamare puttane le gran donne). Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un tot di chilometri quadrati di amore folle, sconsiderato, perso, irrefrenabile. Per la città, dentro la città.
Ah, dimenticavo. Nell’agosto del 77, quando the king schiattava a Memphis rantolando sopra il cesso, la pancia di mammà era a Roma.

the rethor

A 2760 anni dal Natale di Roma, il 21 aprile 2007 diventa una data significativa anche per questacasanonèunalbergo. Abbiamo gettato le fondamenta della casa. Le abbiamo dato un indirizzo. Poi l’abbiamo popolata. Adesso è arrivato il momento, dopo averla consolidata, di aprirla al mondo. La Finestra sul Cortile è il nuovo spazio dedicato agli ospiti della casa. Che, come sosteniamo dall’inizio di questa avventura, sono i colori della nostra casa. Senza di loro questo posto sarebbe in bianco e nero. Con le loro idee, le loro speranze, le loro provocazioni speriamo di migliorare il nostro blog, proprio come la loro vicinanza ha contribuito a migliorare le nostre vite.Chi conosce la casa sa che, spesso, le nostre finestre sui cortili sono gli spazi preferiti dagli ospiti per fumare o per evitare la cappa di fumo, per lanciare le cicche o per lanciare sguardi sui vicini. Proprio come quando vi presentate alla porta di casa con un dono da offrire ai suoi abitanti, ci auguriamo che a turno voi, ospiti rigorosamente non paganti, possiate regalarci, anche in questo luogo virtuale, qualcosa di voi da custodire gelosamente.

questacasanonèunalbergo

Annunci

2 Risposte to “Calling Elvis”

  1. br4d Says:

    non condivido la passione per elvis ma condivido quella per tutto ciò che profuma di sampietrino…e per quelle cicche che lo attraversano e lo intervallano irregolarmente, lo deturpano ma lo colorano…fino a farlo diventare una creazione artistica unica, destinata a resistere all’aggressività sferzante degli agenti atmosferici, all’avanzare barbarico dell’asfalto, agi insulti blasfemi degli auto/moto-ciclisti…al tempo!

  2. political maniac Says:

    credo che la città più incredibilmente figa della storia sia anche una di quelle che ti fanno sentire più solo e insieme meno solo al mondo.
    forse anche elvis doveva sentirsi così.
    come quando il barista sotto casa ti prepara il solito cappuccino e il solito cornetto (proprio quello lì) prima che tu glielo chieda, come quando ti accorgi che fai la spesa al mercato del quartiere dove le cose costano di più e sono più brutte del supermercato ma lì ti fidi (chissà poi perché), come quando ti capita di rimanere prigioniero del sabato pomeriggio di via del corso ed è l’ultimo posto sulla terra dove vorresti stare, come quando ti capita una domenica mattina al ghetto e ti sembra il posto dove potresti rimanere per sempre, come quando guidi sul lungotevere e passando da castel sant’angelo non puoi non guardare a sinistra, come quando prendi l’autobus alle 8 del mattino, tutte le mattine, e ti dici che solo a roma succede ma solo per roma riesci a tollerarlo.
    a tutti quelli che hanno le radici altrove e il cuore sempre e comunque qui. nonostante tutto e per tutto quello che ci sarà.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: