Archive for aprile 2007

Una mattina mi son svegliato…

25 aprile, 2007

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…e ho scoperto che il Tugurio, forse, era stato costruito male. Aveva fatto scricchiolare tutte le fondamenta della casa.

Forse l’assenza del portiere si è fatta sentire. Troppi ospiti sono entrati nella casa. Di mattina, di pomeriggio, di sera, naturalmente anche di notte. SkyRoom, Tugurio, Cucina. Tutto esaurito, sempre e comunque. Donarsi agli altri è molto bello. A volte però c’è bisogno di fare quadrato, di chiudersi a riccio per ritrovare lo spirito e l’unione all’interno della casa. Altrimenti c’è il rischio di vedere sbriciolarsi in fretta tutto quello che si è costruito faticosamente. Non ce lo possiamo permettere. Per rispetto nei nostri confronti, per rispetto nei vostri confronti. Chiudiamo per un po’. Lavori di ristrutturazione. Il blog continuerà a tenervi informati. Gli ultimi ospiti partiranno stasera.

Il 25 aprile è una data simbolica per cominciare a ristrutturare la casa. 62 anni fa si cominciò a ricostruire qualcosa di ben più grande e più complesso. Quella ricostruzione ancora non è finita, ma va avanti faticosamente. Siamo sicuri che saremo in grado in tempi ben più brevi di riaprire la casa…soprattutto se il portiere torna dalle ferie…!

Buon 25 aprile…

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Calling Elvis

20 aprile, 2007

“Hey now, if your baby leaves you,
And you got a tale to tell.
Just take a walk down lonely street
To heartbreak hotel”

Dov’eri tu quando è morto Elvis? Una domanda del cazzo per qualcuno, l’inizio della fine del mondo per altri. E io, da buon mitomane rock n roll che in quel bacino e quel ciuffo ci ha sempre creduto fermamente, l’ho sempre presa dannatamente sul serio, quella domanda. Ben più di quella santanselmica sull’esistenza di dio, per intenderci. Era l’agosto del 77 o giù di lì, quando si stava spaccando il mito del sesso, il socialismo ed il gt. Io stavo da poco nella pancia di mammà, da dove sarei uscito qualche mese più tardi, settimino. E non è particolare di poco conto. Il mio musetto piangente ha messo fuori il naso agli sgoccioli di novembre, in un grazioso buco poco sotto le sorgenti del Po. Novembre meno sette fa aprile, se non erro. E per pochi giorni, volendo attenersi al calendario solare, ho mancato il 21. Quando due fratellini rissosi, tanti tanti anni fa, hanno tirato due solchi e hanno detto, cristo questa sarà la città più incredibilmente figa della storia. Tanto meravigliosa che si sono subito scannati per lei, perché per nessuna ragione al mondo se la sarebbero divisa. Di acqua sotto i ponti poi ne è passata giusto un po’, limacciosa e sporca come il tevere (biondo!). Sono passati cesari, pezzenti, stranieri, barbari, soldati, poeti, cafoni, tanti papi, qualche stronzo, un paio di dittatori (i re no, quelli ce li siamo tenuti a Torino). Una quantità inusitata di mattoni, pietre, suole, pellicole e macchine da presa. Baci, coltellate, parate, proteste, puttane e gran donne (ah, quanto i maschi sono veloci nel chiamare puttane le gran donne). Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un tot di chilometri quadrati di amore folle, sconsiderato, perso, irrefrenabile. Per la città, dentro la città.
Ah, dimenticavo. Nell’agosto del 77, quando the king schiattava a Memphis rantolando sopra il cesso, la pancia di mammà era a Roma.

the rethor

A 2760 anni dal Natale di Roma, il 21 aprile 2007 diventa una data significativa anche per questacasanonèunalbergo. Abbiamo gettato le fondamenta della casa. Le abbiamo dato un indirizzo. Poi l’abbiamo popolata. Adesso è arrivato il momento, dopo averla consolidata, di aprirla al mondo. La Finestra sul Cortile è il nuovo spazio dedicato agli ospiti della casa. Che, come sosteniamo dall’inizio di questa avventura, sono i colori della nostra casa. Senza di loro questo posto sarebbe in bianco e nero. Con le loro idee, le loro speranze, le loro provocazioni speriamo di migliorare il nostro blog, proprio come la loro vicinanza ha contribuito a migliorare le nostre vite.Chi conosce la casa sa che, spesso, le nostre finestre sui cortili sono gli spazi preferiti dagli ospiti per fumare o per evitare la cappa di fumo, per lanciare le cicche o per lanciare sguardi sui vicini. Proprio come quando vi presentate alla porta di casa con un dono da offrire ai suoi abitanti, ci auguriamo che a turno voi, ospiti rigorosamente non paganti, possiate regalarci, anche in questo luogo virtuale, qualcosa di voi da custodire gelosamente.

questacasanonèunalbergo

LATIN LATINORUM

19 aprile, 2007

Ubi maior minor cessat = se la sorella maggiore e’ bbona … la minore e’ un cesso

De gustibus non est disputandum = se vai a mangiare da Augusto non devi sputare

Errare humanum est = e’ raro avere una mano a est

Ex aequo = il cavallo che avevo

Melius abundare quam deficere = meglio uno grasso che un deficiente

Mors tua vita mea = un tuo morso mi da’ vita

Mutatis mutandis = cambiati le mutande

Dura lex sed lex = e’ duro incontrare la propria ex ma e’ la ex

e’ aperta la gara… chi di voi riuscira’ a fare meglio??? 🙂

Insert coin…or not?

16 aprile, 2007

Ma davvero poi questi uomini sono alla fine “pressoché  inutili” ?

Noi donne, figlie di quelle antiche palpitazioni di liberazione femminile – adesso soltanto documento di un percorso di personalissimo affrancamento – ci culliamo di vetusti e reiterati luoghi comuni. È vero che gli uomini servono solo per cambiare la ruota e che alle volte sono inutili come quella di scorta???
Esiste ancora l’uomo brutto, cattivo e peloso che ci ordina con una clava di preparare il pranzo o, piuttosto, ci troviamo di fronte a una nuova generazione di uomini, più fragili e introspettivi, che cerca maggior complicità con le donne? E poi, amiamo gli uomini con le spalle larghe e le gambe storte o l’eterno “ragazzo gettone”?

Basta!
Un sano esame di coscienza per favore…

«Povera vita, meschina e buia, alla cui conservazione tutti tenevan tanto! Tutti si accontentavano: mio marito, il dottore, mio padre, i socialisti come i preti, le vergini come le meretrici. Ognuno portava la sua menzogna, rassegnatamente. Le rivolte individuali erano sterili o dannose, quelle collettive troppo deboli ancora, ridicole quasi, di fronte alla paurosa grandezza del nostro atterrare».

(Una donna, Sibilla Aleramo)

E lasciatemi gridare

12 aprile, 2007

Laureata precaria,
con lo zaino pieno di progetti un po’ campati in aria
È il secondo tempo della storia
di una studentessa universitaria

Tesi di laurea col pancione,
110 e lode con i complimenti della commissione
Brava! Hai fatto un figurone,
ma è proprio adesso che per te si complica la situazione.
Ricordi di quel giorno coi parenti in visibilio,
non come adesso che consegni pizze a domicilio
nel quartiere, che vita grama!
Ritorni a casa infreddolita
e il frigorifero è il deserto del Sahara.

Ti chiedi: perché non sono nata miliardaria?
Lo vedi, del tuo monolocale non sei proprietaria,
accenderesti un mutuo se firmasse un genitore
appendi il tuo diploma in Scienze della Disoccupazione.
Mi hanno fatto un bel contratto Co.Co.Co.
Anche se cosa vuol dire non lo so,
so solo che io da domani un posto di lavoro avrò
con un stipendio misero io me la caverò

Laureata precaria,
con lo zaino pieno di progetti un po’ campati in aria
Con la rabbia rivoluzionaria
di una studentessa universitaria
Laureata precaria,
che rispecchi fedelmente questa deprimente Italia
Sogni una carriera straordinaria,
ora prendi 400 euro al mese come segretaria

Ci vuole un bel coraggio,
se fai volantinaggio a maggio
Con lo svantaggio dei problemi
che può darti un vecchio motorino della Piaggio
Che si inchioda senza broda
poco prima che cominci i viaggio…
Se per disperazione urli, qui nessuno sente,
è come fare la centralinista in un call-center,
part time, meglio di niente
risolvere faccende della gente,
che chiama e poi ti offende

Ti somiglia quest’Italia confinata dall’Impero,
sembra un portaborse viscido che bussa a un Ministero,
ma nessuno gli risponde
d’altronde, sarebbe come infilare
un paio di bermuda ad un bisonte.
Mi hanno fatto un bel contratto Co.Co.Pro.
Anche se cosa vuol dire non lo so,
so solo che io da domani un posto di lavoro avrò
con un misero stipendio a fine mese arriverò

Laureata precaria,
con lo zaino pieno di progetti un po’ campati in aria
Forse era una vita meno amara,
quando eri studentessa universitaria
Laureata precaria,
che rispecchi fedelmente questa deprimente Italia
Sogni una carriera straordinaria,
ora prendi 400 euro al mese come segretaria

Laureata precaria….
laureata precaria….
laureata precaria

(Simone Cristicchi, Laureata precaria, 2007)

Lasciatemelo dire. Almeno questo.

Lo so, è deprimente. Lo so, siamo tutti nella stessa barca. Lo so, questa è la nostra canzone.

Bella soddisfazione.

Non c’è pane per i nostri denti.

Non ci sono bermuda per il bisonte.