
Non ci può essere una città più europea di Bruxelles. Quasi per convenzione. Quasi per Istituzione. Piccola, molto più piccola di Parigi, Londra, Roma, Berlino. Eppure a Bruxelles quasi non ti accorgi degli abitanti autoctoni. Fai fatica a riconoscerli, invasi da genti provenienti da tutta Europa che arricchiscono la città di talento, cultura, soldi, vita. Eppure Bruxelles va anche aldilà dei confini del vecchio continente. Con la sua black zone, il quartiere nero della città, pieno di emigrati africani di I, II e III generazione. Un quartiere festoso a due passi dalle Istituzioni europee, dalla Commissione, dal Parlamento. Integrazioni sempre complesse, ma non per questo rifiutate a priori.
Sono stato a Bruxelles con Paul e Stanley nello scorso weekend. Siamo andati a trovare Dave, emigrato in cerca di fortune, salito sul carrozzone marketing-institutional di una regione italiana. Bruxelles ha tre cose che mi hanno colpito: multiculturalismo, lavori in corso, birra. Del primo ho già detto. Si respira ovunque. Dal Parlamento ai locali. Una sera a cena incrociavano le forchette e i pensieri calabresi e turchi, salentini e slovacchi, savoiardi e greci. Parlando indifferentemente francese, italiano, inglese o nei vari dialetti. Dei belgi naturalmente neanche l’ombra. Questi incontri generano inevitabilmente fervore culturale che porta, a sua volta, un grande movimento. Bruxelles è una città in costruzione, in eterno mutamento, piena di deviazioni e chiusure, di voragini e di salite, di case in affitto e di case in vendita. A due lire.

Un posto dove scorre solo birra. Delle migliori. Dappertutto, a qualsiasi ora. Dalla gotica Gran Place ai baretti di periferia. D’abbazia e trappiste, blanches e scure, rosse e bionde. Come le donne, di altissimo livello sia nei sobborghi del quartiere nero, sia sulle poltrone di pelle del Parlamento. Un posto open come tutta la città. Da visitare in bermuda e maglietta, senza i fronzoli, le etichette e i parrucconi che popolano i nostri emicicli. Certo adesso arriveranno De Mita e Mastella…
La gentilezza e l’allegra follia di Dave, insieme ai problemi gastro-intestinali di Paul&Stanley, hanno ravvivato il weekend. La trasferta di Bruges bella ma non ripetibile. Un borgo finto, turistico, perfettino. Da cartolina. Da turisti. Bello eh, per carità. Ma preferisco di gran lunga Binche, con la sua Abbazia de Bonne Esperance, col suo pane caldo e la birra fredda, con i dolci appena sfornati e il formaggio amaro, col capotreno pazzo e il tassista-bambino, coi vecchi sdentati al bar e la coppietta che porta a spasso il cane. Ci torno Dave. Aspettami.
