“L’isola dei famosi mi ricorda il sesso a pagamento: molti ne parlano male ma tanti ne usufruiscono. È stato curioso, quando inizialmente decisi di declinare l’invito a partecipare a questo reality, ascoltare telefonate di insospettabili intellettuali che invece mi esortavano a partecipare così avrebbero avuto un motivo in più per guardare la trasmissione. Della serie: “Nessuno lo dice ma tutti lo fanno”. Reputo intellettualmente frivolo chi considera alcune trasmissioni popolari solo futili e di nessuna levatura culturale. Parteciperò a L’isola perché in questo periodo della mia vita, reputo più interessante conoscere i meccanismi interni di questo reality che guardarlo da casa. Partecipo perché L’isola dei famosi è un’invenzione di William Shakespeare. Tra il 1611 e 1612 il drammaturgo inglese scrisse, in tarda età, il suo capolavoro: La tempesta. Una storia che anticipa il futuro, un futuro che in qualche modo io mi appresto a vivere in prima persona. Ora vi spiego come è possibile. A partire dalla storia raccontata da Shakespeare…“.
Inizia così 4 mesi fa l’avventura vincente di Vladimir Luxuria all’Isola dei Famosi. Con una coraggiosa lettera scritta ai compagni di Rifondazione e pubblicata da Liberazione. Trattasi di coraggio per le ovvie ripercussioni su un elettorato rimasto un po’ indietro, già devastato dallo “splendido” risultato elettorale. Ai tempi de La Tempesta di Shakespeare, appunto. E allora tutti giù contro Luxuria, compagna traditrice. I compagni indignati scrivono il giorno dopo “…Cara Vladimir, su quelle spiagge dell’Honduras vedrai senz’altro veri militari in tute mimetiche: sono quelli dell’esercito honduregno che per proteggere te e i tuoi compagni di avventura impediranno, come già fatto negli anni precedenti, alla popolazione locale, pescatori indigeni afrodiscendenti, i garifuna, di accedere al loro mare. Il mare in cui pescano quanto necessario per sopravvivere. Ci spiace che tu non abbia speso una parola per le popolazioni locali, una minoranza i cui diritti, prima tra tutti quello alla sopravvivenza, sono minacciati da questo reality. Ci spiace che ti spenda a favore di una lobby di grande imprese, quelle che stanno costruendo mega-villaggi vacanze nella zona della Bahia de Tela, nei pressi di quei meravigliosi Cayos Cochinos che saranno sede della vostra Isola dei famosi…“
Quand’è che l’intellighenzia mancina del Paese smetterà di leggere solo ed esclusivamente Repubblica e L’Espresso? Quand’è che inizierà a leggere Metro, Leggo, City, Il Messaggero e i giornali locali, a guardare il Grande Fratello e L’Isola dei Famosi? Forse quel giorno riusciremo a capire come si vincono le elezioni, come si può sperare di non rimanere per sempre una minoranza in questo reality-country, costruito e (oserei direi giustamente) governato dal suo ideatore. Forse si riuscirà ad entrare nel ventre molle del Paese, quello che combatte tutti i giorni per sopravvivere. E che guarda caso ai comizi e alle manifestazioni di piazza non ci va e non ci crede più.
Ah, nel frattempo, mentre Vladimir vinceva L’Isola, Bertinotti era ad Ivrea ad un dibattito con Fassino sulla Costituzione. Vendola la sera guarda pochissima televisione. Ferrero a Roma la televisione non ce l’ha. Coraggio compagni, continuiamo a farci del male.




