Febbre svizzera

By br4d

La prima trasferta è andata. L’abbiamo aspettata, impazienti. L’abbiamo voluta. L’abbiamo fatta. Abbiamo digerito la più larga sconfitta della storia degli Europei. Adesso ci attende il secondo viaggio. La moderna Zurigo dopo la medievale Berna, capitale solo di nome della Confederazione. In realtà una cittadina piccola e piatta, inutile e noiosa. Tante biciclette, tanta pulizia, tanto sonno. Insomma, la Svizzera.

Neanche il maremoto olandese che ha invaso in questi giorni il centro storico della città ha scalfito l’organizzazione e la precisione svizzera. Fiumi di birra confluiscono nelle stradine e stupiscono i residenti, sorridenti con i rumorosi ospiti più per necessità che per convinzione. Non dimentichiamoci. È sempre un posto dove si esce di casa alle 7 in bicicletta per andare al lavoro, si torna a casa alle 17.30, si cena alle 18.30, si chiude tutto alle 21, buonanotte e avanti con il giorno dopo.

Un quadro (per loro) idilliaco deturpato dai graffi del popolo del football. Voglioso di festa, di calcio e di birra. E allora, a malincuore, gli svizzeri si adeguano. 130.000 abitanti più 100.000 olandesi stanziali per le loro tre partite. Più qualche migliaio di italiani, francesi e romeni di passaggio. Che mangiano, bevono, comprano, dormono e se ne vanno dopo aver lasciato il pedaggio. Soldi, oh yes. Non che in Svizzera ne abbiano bisogno, ma l’organizzazione dell’Europeo è una macchina danarosa imbarazzante, un manuale di marketing territoriale, ambientale e turistico. Se arrivi in macchina hai 3 parcheggi fuori dalla città e poi le navette ti portano gratuitamente in centro. Se compri una birra la paghi 5 euro, ma 1 euro e 50 centesimi te li restituiscono se riporti indietro il bicchiere (griffato Euro ‘08, obviously). Tutto è fatto in funzione dei turisti calciofili, pronti a spendere anche 1000 euro per un biglietto della partita.

E poi ci sarebbe da raccontare anche la trasferta calcistica, lo slow style di Paul; il cappellino joker di Stanley; l’abbordaggio subito da Ale (con sghignazzi indegni dei compagni di viaggio) di un negro-camerunense-franco-italo-svizzero che ha studiato alla Bocconi, ”vive di amore e acqua fresca” e ha la vocina da checca isterica milanese; la corsa in bicicletta di W4lls dall’altra parte della città per recuperare (due ore prima dell’inizio) il biglietto della partita. Ah sì, poi ci sarebbe la partita. Magari ne parliamo un’altra volta, dopo la Romania…

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2 Risposte a “Febbre svizzera”

  1. w4lls Dice:

    la prima trasferta e’ andata… vederla di persona ha alleviato il bruciante e secco 3 a 0…
    ho avuto la conferma dell’inutilita’ degli svizzeri; un popolo neutrale e molto attento ai soldi… troppo direi… non sono riusciti a prendere una posizione neanche in occasione di olanda italia… anzi si… mettevano le maglie dei tifosi che portavan piu’ soldi (per numerosita’ non per qualita’, perche’ gli olandesi dormivano nei campeggi)…
    nella tempesta emotiva del pre-durante-post partita, ho fatto pure una foto con quello che ritengo essere il piu’ grande calciatore mai esisito (secondo solo a Maradona e ai livelli di Baggio e Del Piero; lo so sono di parte); un certo Gianfranco Zola!!! :)

    cmq siamo pronti per la terza partita… per la battaglia… perche’ Francia-Italia non e’ e non sara’ mai solo una partita!

    Forza Paris.

    ps. nella foto pubblicata sotto il fiume di olandesi con birra in mano vi e’ la Riserva Svizzera, non quella di calcio ma quella piena di lingotti d’oro… loro ignoravano, naturalmente… perche’ gli olandesi non son svizzeri.

  2. stanley Dice:

    mentre scrivo, da una grigia scrivania della Capitale, voi siete a Zurigo e stasera c’è la partitona. Io non ci sono stavolta e fa un male cane. Non è solo per la partita: è per il viaggio, è per la levataccia da trasferta, è per gli amici, è per la festa che contorna questi europei. Poi, ovvio, è sempre questione di pallone, alla fine dei conti.
    Stanley questa volta non ha risposto presente, ma è come se fossi lì con voi, amici miei. Perchè quello che conta davvero è la maglia azzurra ed il tricolore da portare, ostinatamente, ancora avanti. Senza biscotti nel culo.
    Vincere. E vinceremo!

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