Parigi è sfacciata. Nella sua bellezza, nella sua ricchezza. Nelle sue contraddizioni, neanche troppo nascoste. I clochard ormai fanno parte dell’arredo urbano. Qualcuno dorme davanti alla Sainte-Chapelle, qualche altro di fronte all’Hotel de Ville, qualcuno addirittura sotto il Pont Neuf, sui lungosenna dell’Île de la Cité. I più spaventati dal freddo si rifugiano direttamente tra le navate dei capolavori gotici, visitati e fotograti ogni giorno da sciami di turisti. Una volta si chiamava cultura della solidarietà, della tolleranza, del rispetto. Con buona pace di Veltroni e Alemanno e i loro progetti di bonifica delle rive del Tevere.
Le banlieues sono lontane dai clamori del centro. I poveri non hanno nazionalità, né colore, centrifugati nei ghetti periferici. Il cuore di Parigi, che ho ri-visto e ritrovato meraviglioso, è un’isola felice dove bianchi e neri, gialli e turisti siedono negli stessi assolati, esosi caffé di Bouv Mich. Tutti contenti di far parte di un sistema che gronda charme da tutte le parti. Che si autoalimenta con uno stile di vita sereno, fatto di piccole ritualità quotidiane. Di un pranzo in una brasserie, di una cena in un bar à huîtres, di un petit déjeneur su uno dei grandi boulevard. Della corsetta negli immensi jardins dietro al Luxembourg, alle Tuileries, agli Invalides. Di una sosta in una delle migliaia di librerie sparse ad ogni angolo della città.
Per trovare un po’ di riparo, devi spostarti poco distante tra la follia architettonica di Les Halles e Beaubourg. Oppure immergerti nel crogiolo di sensazioni al Marais. Tra i vecchi ebrei integralisti e le nuove boutiques, le vecchie insegne delle boulangeries e le gallerie degli artisti. Lì, fra un negozietto di cimeli cinematografici da far accapponare la pelle e il Salon du Livre Libertaire, ti riesce di capire cosa sia una vera metropoli. Chapeau…
P.S.: dopo la mia dissertazione senza la benché minima base sociologica, voglio ringraziare per la splendida vacanza la mia “vache parisienne”, la persona più importante della mia vita, l’unica in grado di far sembrare simpatici anche i francesi! I 4 giorni nel nostro nido bohemien con vista Notre-Dame sono un prezioso bijou incastonato nella nostra storia.
