Istanbul, mon amour…

By br4d

156istanbul-life.jpg

Parlo del colore dei cipressi, dei boschi bui nelle valli, delle abitazioni di legno trascurate, sgombrate e abbandonate, delle barche arrugginite e malmesse, della poesia delle navi e delle ville dello stretto che soltanto chi ha passato la vita su queste rive può capire; parlo del sapore della vita tra le rovine di una civiltà una volta grande, maestosa e originale”

(OP, Istanbul)

Mi sono innamorato di Istanbul. Niente di più difficile quando le aspettative sono così alte. Niente di più facile una volta che ci hai messo piede. Istanbul è tutta un Gran Bazar. Istanbul è il caos elevato a sistema. Un caos ordinato e perfetto. Istanbul è una ragazza splendida, con pantaloni attillati, stivali, tacchi a spillo ma col capo sempre velato, a metà strada tra modernità e tradizione, tra un passato islamico e un presente forzatamente laico. Istanbul è un clamoroso calderone urbanistico con dentro i minareti svettanti di Sultanhamet e i condomini di cemento scrostato a tre piani di Galata, i grattacieli modernissimi che spuntano qua e là e le casette di legno al Serraglio. Istanbul è un chiasso infernale. Il clacson dei taxi impazziti, il suono strozzato delle sirene della polizia (onnipresente). Il vociare scalmanato dei venditori ad ogni angola di strada, rotto soltanto dallo struggente richiamo alla preghiera dei muezzin.

206fedeli.jpg

Istanbul è preghiera e commercio. La ricerca continua di fregare il prossimo e una vocazione mediterranea al sorriso verso gli altri si mescolano al frenetico anelito religioso per la preghiera delle 11 a Eyup. Istanbul è un carrettino zoppicante giù a Eminonu, tra sardine e sgombro fumante, sotto lo sguardo impertinente delle canne dei pescatori di Galata Koprusu. Istanbul è la severa e misteriosa sponda asiatica, con i suoi quartieri-dormitorio, lontana dai lustrini e dai flash dei turisti, ma non per questo meno animata e caciarona. Istanbul è mare allo stato puro. Lì sulla punta del Serraglio, dove dallo scontro tra il Mar di Marmara e il Bosforo nasce il Corno d’Oro. Un’affascinante lingua d’acqua che taglia in due la Istanbul europea, dipingendo panorami meravigliosi, offuscati solo dalla cappa di smog che avvolge la città. Istanbul è un gigante di argilla, appollaiato per una trentina di chilometri sulle rive del Bosforo, fino al tuffo nel Mar Nero. Dove l’Occidente di colpo sparisce e compaiono le piccole case dei pescatori di Anadolu Kavagi che si specchiano nelle acque scure solcate da grandi petroliere e piccoli pescherecci. Istanbul è la vita notturna di Beyoglu, dove i giovani turchi si vestono, mangiano, vivono e si divertono come i ragazzi occidentali. Tra musica di strada e kebab, caldarroste e cozze fritte. Guidati dalle loro bandiere rosse con la mezzaluna e una vecchia fotografia di Ataturk. Goodbye Istanbul…

01112007619.jpg

4 Risposte a “Istanbul, mon amour…”

  1. w4lls Dice:

    un post bellissimo come quello di Mukka… ma sei come un marinaio…. :)

  2. mukkabike Dice:

    Tre cose fan l’uomo accorto: Lite, donna e porto.

    :-) :-)

  3. Raffaele Dice:

    rainwiz si netta il viso…

  4. br4d Dice:

    rainwiz è atteso alla prova della Finestra sul Cortile :-)

Lascia un commento